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Quei coretti anti-Ingroia

giovedì 28 gennaio 2010
16:08
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di Gian Carlo Caselli (da Il Fatto Quotidiano del 27 gennaio) Dall’aula del Senato dovrebbe essere bandita ogni forma di inciviltà e barbarie. Non sempre accade. Lo testimonia il resoconto stenografico della seduta dedicata alla discussione sul “giusto processo”, che registra una denunzia del senatore Li Gotti, crudamente espressa nei termini seguenti:

Gian Carlo Caselli

Gian Carlo Caselli

“In quest’aula, mentre si citava il gravissimo fatto del programmato attentato distruttivo ordito contro alcuni magistrati che combattono la mafia, una parte di questa assemblea ha irriso all’e vocazione dei nomi delle possibili vittime… Sapevamo dei mafiosi che brindarono alla morte di Giovanni Falcone… Eravamo a questa torbida conoscenza. Oggi abbiamo qualcosa di altro: una parte dell’aula del Senato, ieri, ha fatto un coretto di irrisione alla pronunzia del nome di Antonio Ingroia, un magistrato che la mafia vuole uccidere”.
Ora, nessuno pretende che chi mette quotidianamente a rischio la propria vita per servire il paese nella lotta alla criminalità organizzata mafiosa sia pensato da tutti come perennemente avvolto in una bandiera tricolore. Ci mancherebbe. In un mestiere come quello di magistrato, nel quale l’errore è un rischio immanente, l’accettazione acritica dell’operato di questo o quell’ufficio o di un singolo giudice sarebbe inconcepibile. Anche perché le critiche, se oneste, aiutano a sbagliare di meno. Ma la mancanza di rispetto, fino a schernire chi viene indicato come vittima designata di un attentato programmato dalla mafia, è fuori di ogni logica e decenza. Non mi risulta che ci siano state reprimende o altre prese di distanza verso i senatori che si son permessi di scherzare – letteralmente – sulla pelle degli altri. Sarebbe utile invece che qualche amico o sodale provasse a responsabilizzarli un po’ magari rivelando loro un fatto che mi è capitato tempo fa, di sentire proprio da Ingroia. E’ il racconto di quando (per la prima volta dopo anni) egli si trovò sull’ascensore col figlio: per caso, da solo, senza la scorta. Il figlio si guardò intorno e rivolto al padre, con tenerezza esclamò a bassa voce: “Qui noi finora non siamo mai stati da soli”, e gli mandò un piccolo bacio, senza far rumore. Per Ingroia fu un momento di profondo affetto e verità, di riflessione sul fatto che non era mai stato (e mai sarebbe stato) solo con i suoi figli fuori dalla porta di casa. Niente di patetico in questo, semplici constatazioni che non hanno mai modificato le scelte di Ingroia (e dei tanti magistrati che in Sicilia operano e vivono come lui), ma che ormai fanno integralmente parte del suo modo di essere padre. Sono i condizionamenti sulla vita privata di un mestiere e soprattutto dei rischi di un mestiere che è faticosamente pubblico. E che dovrebbe meritare da tutti (anche dai senatori capaci invece di scandalosi coretti) considerazione e rispetto. Ragionare su vizi e virtù della giustizia e del sistema che dovrebbe realizzarla è doveroso e giusto. Ma su binari di razionalità. Deraglia chi irresponsabilmente scherza, nella sacralità istituzionale della “Camera alta”, sulle possibili vittime di attentati progettati da quella feroce organizzazione criminale che tutti sanno (o dovrebbero sapere) essere Cosa Nostra. L’irrazionalità può anche generare mostri. Certo, nessuno lo vuole e non sarebbe nell’interesse di nessuno se ciò si verificasse. Per questo chi in Senato ha sbagliato, reagendo alla notizia degli attentati mafiosi contro magistrati impegnati in prima linea come se si trattasse di una cosettina da ridere, dovrebbe essere – nelle forme istituzionalmente corrette – quantomeno invitato a vergognarsi.

 
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Commenti

  • scritto da Vitruviano

    Veramente scandaloso! Da individuare e mettere al pubblico ludibrio tutti questi nostri cari “rappresentanti” che dicono di amare il proprio paese e si fregiano di rappresentarlo e poi sputano sui servitori dello stato che più coincidono con l’incarnazione dei valori più alti di lavoro e sacrificio asserviti alla democrazia. Ingroia come tanti suoi colleghi rischia ogni giorno la pelle per mettere alla gogna il male che soffoca il vivere giornaliero di migliaia di persone (taglieggiate, minacciate, etc.) e non è ammissibile che chi non senta sulla propria persona questo cancro non lo riesca a vedere ed accettare, perchè penso che questi “signori” non sanno realmente cosa siano le mafie, cosa sia convivere ogni giorno a pochi metri dal proprio aguzzino.

    Azzardo un paragone: ieri era il giorno della memoria ed ho letto che subito dopo la fine della II guerra mondiale molte persone sfuggite ai campi di concentramento e tornate alle loro case raccontando le loro storie non venivano creduti e venivano anzi considerati dei pazzi e dei reietti, nessuno o meglio la maggior parte della popolazione non so se per problemi di informazione o perchè potesse ritenere inverosimile una catastrofe come quella della shoà non voleva credere.

    Ecco i nostri politici, i lacchè del “perseguitato” primo ministro, forse non riescono ad accettare che la nostra “shoà” la nostra “tragedia”, almeno qui al sud, è la mafia che esaurisce la prospettiva di un futuro, essicca la volontà di rendere migliore la nostra terra con la ferocia e la prepotenza. E noi siamo i pazzi che purtroppo questo lager di esistenze mutilate dalla speranza lo viviamo quotidianamente.

    Siamo pazzi e nessuno ci crede.

  • scritto da Giuseppe

    Oramai il Parlamento è diventato covo di latitanti, basti vedere quanti di loro sono interessati da provvedimenti penali, che senza lo scudo parlamentare, che li porterebbero dritti dritti nei vari grand hotel italiani.
    Il Presidente del Senato, seconda carica istituzionale, dovrebbe prendere seri provvedimenti contro questi ignobili rappresentanti delle istituzioni, ma … ma probabilmente non li ha sentiti.

  • scritto da margy

    vorrei sapere i nomi di coloro che ha intonato i coretti.. meriterebbero di essere derisi fino all’inverosimile..

  • scritto da vegas1979

    non meritano di essre derisi ma di essere presi a calci in culo questa massa di perrsone inutili che non rappresentano nessuno se non loro stessi e il loro padrone berlusca

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