La notizia d’agenzia è questa: Giovanni Tedesco al termine della stagione appenderà le scarpette al chiodo ma indosserà giacca e cravatta (non ce lo vediamo proprio, ndr). Per il centrocampista rosanero è infatti pronto un incarico da dirigente, Tedesco curerà il settore giovanile del club di Viale del Fante. Punto.
Chi è Giovanni Tedesco? Un uomo buono, pensiamo. Altrimenti è il più grande impostore di tutti i tempi. I giocatori del Palermo sono tutti ragazzi buoni. Il tanto vituperato Simplicio è una persona dolcissima. Cavani crede in Dio e quando fa la spesa nei supermercati abbraccia i ragazzi di colore che vorrebbero portargli la spesa. Liverani ha esperienza e intelligenza. Migliaccio è un cuore d’oro. Carrozzieri è un pezzo di pane. Miccoli ha l’innocenza talvolta dispettosa di un bambino… E si potrebbe continuare. Ma Giovanni Tedesco rimane impresso nel cuore un po’ di più. Chi è Giovanni Tedesco? E’ uno che regala tute rosanero a chi non può comprarsele e le paga di tasca sua. E’ uno che va spesso a visitare i carcerati. E’ uno che, nonostante una statura non eccelsa, va a saltare con tutti, a caccia del pallone. E salta pure, quando dall’altra parte c’è Sissoko. E’ uno che, quando piange, non lo dimentichi più. Palermo-Catania. Quattro schiaffi. E un lungo singhiozzo appena fuori dal campo. Ma è uno che ha sempre combattuto per tornare a sorridere. Ed è accaduto mille volte. E’ uno che gli devi volere bene. Per forza.
A fine stagione Giovannino appenderà le scarpette al chiodo e si occuperà di giovani, a quanto si apprende. La notizia ci porta dalla malinconia alla felicità. Non può esserci collocazione migliore. Noi auspichiamo un risultato minimo: vorremmo che nascesse un Giovannino ogni dieci anni. Lui ce la metterà tutta, ne siamo sicuri. Insegnerà ai ragazzi quanto è bello, terribile e profondo l’odore dell’erba del campo. Gli insegnerà che quando il pallone e il destino schizzano in cielo, devi andare a prenderli. Anche se dall’altra parte c’è Sissoko.











Un mare di auguri a Giovanni Tedesco per ciò che farà. Il futuro rosanero, in parte, sarà nelle sue mani, nel suo cuore, nella sua testa. Di uno così, a mio parere, ci si può fidare. Uno come lui sarà capace di trasmettere, in primis, valori veri ai ragazzi che gli verranno affidati. E di questo il calcio italiano ha un gran bisogno. Mentre scrivo mi viene in mente quella bellissima canzone di F. De Gregori “La leva calcistica del ‘68″. Mi piace pensare che il Nostro si ispirerà parecchio a quella filosofia nel suo nuovo impegno. Ancora auguri.