“Una sentenza che delude”

“Una sentenza che delude”

E’ stato uno dei primi imprenditori di Palermo a denunciare a chiare lettere i suoi estorsori, decidendo di stare dalla parte dello Stato e della legalità. Rodolfo Guajana ora rivendica la sua scelta e dichiara di “non avere paura”. Eppure la delusione è viva nella sua voce: ieri la sentenza del processo “Addio pizzo” con più di 140 anni di carcere per gli imputati. Nessun colpevole, però, per le intimidazioni e per l’attentato che distrusse la sua ferramenta nel 2007.

Rodolfo Guajana, secondo i giudici della seconda sezione del tribunale di Palermo non furono i Lo Piccolo a distruggere la sua fabbrica: qual è il suo pensiero?
“Vorrei dire una cosa prima di tutto: aspetto di leggere la motivazione della sentenza per un giudizio definitivo. Detto questo potremmo parlare di giustizia troppo garantista. C’ è da dire però che i pentiti hanno appreso le cose de relato e senza riscontri i giudici non potevano inchiodare i colpevoli”.

Qual è il sentimento predominante in questo momento?
“Delusione ma soprattutto rabbia. La cosa che più mi dispiace è il proscioglimento dei commercianti che pagavano il pizzo. E’ un messaggio negativo che si lancia. E’ come se si dicesse, “pagate, tanto poi non succede nulla”. Lo stato deve sanzionare in qualche modo chi paga e non denuncia”.

I magistrati dell’antimafia denunciano proprio questo: poca collaborazione ancora troppa paura……
“Per questo il messaggio lanciato è pericoloso. La mafia si può battere solo con una vera sollevazione popolare. Non basta il lavoro delle forze dell’ordine, dei magistrati e degli imprenditori che denunciano. Lo Stato però non deve limitarsi a punire, a reprimere, ma deve anche porgere l’altra guancia. La mafia ha gioco facile tra i disperati, tra chi non ha lavoro. Spesso è una vera necessità collaborare con la mafia. per questo lo stato deve fare di più aiutare chi è in difficoltà, trovare un lavoro per chi esce di prigione”.

Come valuta l’azione di associazioni come Addiopizzo o Libero Futuro?
“Le associazioni sono importanti, ma non bastano. Serve un movimento di popolo. Purtroppo la mafia è dentro di noi, dentro ogni siciliano, in ogni atteggiamento. Questo lo dico sempre quando vado nelle scuole. Bisogna liberare la Sicilia dalla mafia. Altrimenti gli imprenditori avranno sempre paura di venire in Sicilia e investire.  Serve l’aiuto di tutti”.

Dice di non avere paura della mafia. Ma si è mai pentito di quello che ha fatto?
“Assolutamente no. Io lo rifarei altre mille volte. Denuncerei all’infinito. Io sono un cristiano, prendo ogni giorno la comunione,  e un cristiano non può pagare il pizzo, non può aiutare persone che uccidono, che spacciano droga, che trafficano armi. La mia è una battaglia ideale che continuerò a portare avanti”.

 
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Commenti

  • scritto da fedeleLettore

    un INTERO popolo che si ribella al pizzo è LIBERO!è bello vedere che c’è una parte di mondo libera e indignata,che vuole emergere dall’immobilismo e vuole far sentire la “sua” voce..dico basta gridi di vergogna e silenzi di paura,recuperiamo la nostra identità.è tempo di andare avanti non più confidando sull’impegno di pochi ma con l’impegno ordinario di tutti!la sua battaglia è anche la nostra!!!

  • scritto da tinapica

    Le istituzioni hanno il dovere di stare al fianco degli imprenditori come Rodolfo Guajana. Ma la Sicilia può trovare riscatto solo se tutti noi prendiamo esempio da questi imprenditori coraggiosi che non si piegano davanti ai sopprusi e alle delusioni che la vita e la giustizia degli uomini pultroppo ci dà. Ma Guajana che è cattolico sa pure che oltre alla giustizia degli uomini esiste una giustizia più alta davanti alla quale saremo tutti chiamati a rispondere delle nostre azioni, anche dell’ignavia.

  • scritto da lonewolf

    Secondo me il vero problema sta dentro di noi,la mafia l’abbiamo nel dna,e purtroppo la trasmettiamo ai nostri figli con atti e attegiamenti che fanno parte del quotidiano,certo a parole elogiamo i Guajana,i Conticelli,uuh che persona, che eroe Libero Grassi,ma poi nel quotidiano, voltiamo la faccia a scippi o a furti,se c’è da denunciare, giammai, ci rubano la macchina? Per prima cosa cerchiamo un amico che conosca qualcuno che c’è la faccia ritrovare (anche pagando qualcosina),poi casomai (solo per l’assicurazione)denuciamo il fatto alla polizia.
    Questi sono soli dei banalissimi esempi, secondo me, se non cambiamo anche le nostre più piccole “abitudini”la mafia e tutti quelli che sono i suoi affiliati vinceranno sempre.

  • scritto da fabrizio

    Lasciamo stare le giustizie divine solo a chi ci crede, per favore.. Qui il punto è che il pizzo non è un crimine solo contro il singolo imprenditore taglieggiato ma deve passare la tesi che si tratta di un crimine contro l’intera società, contro lo sviluppo di un intero popolo. Una fetta importante di PIL viene frenata dal pizzo e molta gente è costretta ad emigrare perché il pizzo non consente alla sicilia di avere un’economia progredita come quella delle altre regioni d’europa. Il pizzo dovrebbe essere considerato un crimine contro la società e represso con la massima severità. Con questa sentenza non ci siamo proprio

  • scritto da Adele

    L’importante è non piegarsi, questi disonesti non devono averla vinta, bisogna dargli filo da torcere, che vadano a guadagnarsi col sudore sulla fronte i soldi per campare, o vadano a ricattare ed estrorcere denaro nei palazzi dei signori della finanza e della politica se hanno fegato, e non ai poveri artigiani che si spezzano la schiena dalla mattina alla sera per sbarcare il lunario, ripeto l’importante è non piegarsi.

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