Il gup di Palermo Giuseppe Sgadari ha rinviato a giudizio per falso in bilancio l’ex presidente dell’Amia, il senatore Pdl Enzo Galioto, l’ex direttore generale, Orazio Colimberti, e altre 8 persone tra cui i componenti dell’ex Cda della società, per falso in bilancio e falsi sulle relazioni delle società di revisione. L’ Amia, ex municipalizzata che si occupa della raccolta dei rifiuti a Palermo, è da mesi nel’occhio del ciclone per le indagini che coinvolgono i suoi ex amministratori (spese pazze, viaggi all’estero, falsi di bilancio) e perché perde circa 2 milioni di euro al mese e non riesce anche a causa dei debiti a portare a termine la raccolta dei rifiuti in città. Il processo comincerà l’1 marzo davanti alla III sezione del tribunale. Inizialmente gli indagati erano 13: tre posizioni sono state stralciate perché gli imputati hanno chiesto il giudizio abbreviato. I bilanci “truccati”, oggetto di indagine, sono quelli del 2005-06. Con Galioto e Colimberti sono stati mandati sotto processo anche tre ex membri del Cda dell’Amia, Angelo Canzoneri, Franco Arcudi e Gaetano Mendola, tre del collegio sindacale, Antonino Giuffré, Giuseppe Costanza e Camillo Triolo, e un ex revisore dei conti, Domenico Napoli. La stessa Amia sarà responsabile amministrativa per i fatti degli imputati (e per questo è stata rinviata a giudizio come persona giuridica) e al tempo stesso sarà parte civile assieme al Comune. Dal 25 febbraio saranno processati con il rito abbreviato in quattro: due ex componenti del Cda, Paola Barbasso Gattuso e Vincenzo Gargano e due commercialisti, Debora Gagliardi e Antonino Noto. Secondo l’accusa, rappresentata dal pm Carlo Marzella, gli imputati avrebbero truccato i conti dell’azienda del 2005 e del 2006 per ottenere, nonostante le perdite, compensi più elevati. L’Amia spa è poi “imputata” per non aver adottato modelli organizzativi adatti ad evitare la commissione dei reati. Il pm si era opposto alla richiesta di costituzione di parte civile avanzata dal Comune e dall’azienda. Sia l’uno che l’altra, infatti, avrebbero potuto presentare una querela e permettere alla Procura di indagare e contestare reati più gravi, delitti e non semplici contravvenzioni, ma non l’avevano fatto. Intanto il tribunale fallimentare è da ieri “in riserva” sulla richiesta della Procura di sottoporre l’Amia Spa all’amministrazione controllata o, in alternativa, per i troppi debiti accumulati, ad aprire il fallimento vero e proprio.




Finalmente !!!
Galioto a giudizio !
e adesso ridiamo…
ooooooooooooooooooooooooooooooooooh e cu ci vulieva
In abbondante ritardo, ma è stata partorita!!! Forse perchè c’è la legge sul processo breve che salverà i colletti bianchi???
CAMMARATA che figura hai fatto???
c’e’ un passaggio che sfugge
il controllo della gestione dell’amia a quei tempi era a cura del comune
e in particolare del direttore generale
gli innumerevoli incontri al palazzo della direzione generale e le lettere mandate continuamente per verificare (mandate a tutte le aziende)
non evidenziavano il baratro?
mi spiace vedere che vengono colpiti solo gli amministratori
l’operazione politica (scarsa) che ha portato a quella situazione e’ molto , ma molto, ma molto piu’ ampia
non a caso in prima battuta cammarata stiede zitto
se una mia societa’ viene gestita con i piedi io ne vorrei la testa degli
amministratori; lui silenzioso mette fuori colimberti, il mite Caruso e ci infila lo cicero.
alla fine il diritto societario ha messo la parola fine a questa porcheria
in altri tempi il sindaco, gli assessori al ramo , i controllori del comune
i danti causa politici etc prendevano la barca con skipper della gesip e si rintanavano in paesi stranieri (emirati compresi).
@alice nel paese dei ba locchi
noi non siamo per niente dispiaciuti
speriamo, almeno che qualcuno paghi, anche se non sono tutti quelli coinvolti.
abbi fiducia, da cosa nasce cosa.
Stasera mi mangerò una bella FIORENTINA!