“Gentile Presidente, il l’otto gennaio scorso è stato il diciassettesimo anniversario dell’assassinio di mio padre, eseguito per mano della mafia a Barcellona Pozzo di Gotto. Quel giorno ho atteso fino all’ultimo una Sua parola di commemorazione, nella Sua veste di massimo rappresentante di quello Stato per la cui difesa mio padre ha dato la vita”. Inizia così una lettera che Sonia Alfano, eurodeputata dell’Idv e figlia di Beppe, giornalista ucciso dalla mafia (nella foto), ha scritto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. “Da Lei – continua Sonia Alfano – quel giorno è venuto solo silenzio, come negli anni passati, verso il ricordo di mio padre” morto “non da latitante” ma, anzi da “condannato a morte perché i latitanti li faceva arrestare”. L’esponente dell’Idv si lamenta in particolare del ricordo pubblico che il capo dello Stato ha tributato a Craxi “morto dieci anni fa da pluripregiudicato e da latitante, in virtù di due sentenze definitive emesse in nome del popolo italiano. Lei ha detto – continua Sonia Alfano – che sull’ex presidente del Consiglio il peso della responsabilità per la corruzione del sistema politico era caduto con durezza senza eguali. Sono parole di una gravità inaudita, perché esse implicano o una pretesa ingiustizia di provvedimenti giurisdizionali irrevocabili, oppure una conoscenza di altri responsabili di analoghi crimini sfuggiti alle maglie della giustizia. Mi chiedo – aggiunge l’eurodeputata – se quelle Sue parole non rechino un vulnus, nella forma, alla autorevolezza di procedimenti giudiziari sviluppatisi nel rispetto delle leggi del Paese e, nella sostanza, all’eguale considerazione di tutti i condannati, appartenenti alla casta politica o meno che essi siano. Proprio di questi tempi – fa presente – sono in essere aberranti tentativi di abbattimento dei principi costituzionali di legalità e di eguaglianza dei cittadini. Pur involontariamente – conclude – le Sue parole di oggi rischiano di rafforzarli”.











Purtroppo viviamo in un paese dove gli “eroi” sono i mafiosi o i pentiti che non parlano male dei politici. Ora vediamo giorno 26 p.v. quante persone ci saranno alla commemorazione di Mario Francese. Lo scorso anno in Viale Campania eravamo massimo 25 persone, cani randagi inclusi.
questa e l’italia chi a lottato x la giustizia viene dimenticato,e chi e morto da latitante viene commemorato come un martire che schifo.
D’altronde cosa ci possiamo aspettare da un novantenne che in quegli anni era parte attiva di quel sistema (i miglioristi erano intimi con Bottino Craxi)?
Ognuno difende i suoi simili.
Siamo governati da una gerontocrazia ammanigliata con tutto tranne che con l’onestà.