Onorevole Maira,
la Storia è altrove

venerdì 15 gennaio 2010
09:29
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Vito Ciancimino

Vito Ciancimino

Dopo l’assoluzione di Calogero Mannino, l’udicino Rudy Maira non ha perso tempo. Evidentemente,  quel comunicato esploso come un grido lo covava da anni. Leggiamolo: “Possiamo rileggere la storia reale della Democrazia cristiana di Sicilia e una pagina di quella del nostro Paese. Per anni dal palazzo della Procura di Palermo si è voluto far credere che illustri uomini di Stato come Mannino e Andreotti fossero contigui, per non dire complici di Cosa Nostra. Ora questa speciosa illazione, che purtroppo è stata farcita di lunghe indagini, tanta delegittimazione e infamia, è solo carta straccia”. Davvero possiamo rileggere? Possiamo restituire l’onore all’ex ministro Mannino (sapendo che il tempo non potrà restituirglielo nessuno) e dargli quella solidarietà che si deve a un innocente che ha dovuto sperimentare la prova del calvario processuale, con impeccabile equilibrio. Possiamo ricordare che, proprio dal punto di vista sostanziale, la sentenza Andreotti, per esempio, contiente una prescrizione (con “reato commesso fino alla primavera dell’Ottanta”), decisiva per le sorti dell’imputato, ma che getta un’ombra su quella storia e che la definisce, anche, come trama di rapporti e di scambi con soggetti non eminentissimi.
Una storia della Dc che – almeno a Palermo e in Sicilia - ha avuto tra i protagonisti il proconsole andreottiano Salvo Lima, Vito Ciancimino (nella foto), uomini nobili e sgherri. Sullo sfondo, tanti anni di matentimento del potere che certo non sapremmo come definire buon governo, nemmeno con uno sforzo supremo di fantasia.
Insomma, con la necessaria considerazione dell’ansia restauratrice dell’onorevole Maira e col rispetto dovuto a un innocente, continuiamo a pensare che tanta parte di quella Storia – quella che finisce nei libri con la esse maiuscola - veleggi altrove, in acque non depurate.
E senz’altro deprechiamo parecchia antimafia che ha lastricato la propria carriera di sospetti e pugnalate, massacrando la reputazione di chiunque, per mero tornaconto. Ma continuiamo a credere che la mafia sia, sempre e comunque, peggio.

 
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Commenti

  • scritto da pinco67

    La mafia si giova di quella magistratura.

  • scritto da enzo mignosi

    Per favore, andiamoci piano con le solidarietà e con i sussulti di indignazione. Una sentenza giudiziaria, quale che sia, è il frutto di convincimento di uomini, che – ovviamente – possono sbagliare. Un verdetto di assoluzione o di colpevolezza non è la verità rivelata. E’ soltanto la verità giudiziaria, della quale – è chiaro – si deve tenere conto. Ma la storia, troppo spesso citata a sproposito, e – se permettete – la mia esperienza di cronista giudiziario, mi hanno insegnato che qualche volta imputati dichiarati colpevoli sono innocenti e altri dichiarati innocenti sono colpevoli. Pretendere che una sentenza, anche pronunciata al massimo livello di giurisdizione, sia pari al giudizio di Dio mi sembra quantomeno azzardato. La verità vera delle vicende discusse in un’aula di tribunale la conoscono solo i diretti interessati, il Padreterno e qualche testimone oculare (o auricolare) occulto. Poi ci sono uomini in toga chiamati dallo Stato a decidere in un senso o in un altro. Qualcuno può spiegarmi perchè se un imputato viene condannato in primo grado e assolto in secondo si grida alla giustizia trionfante, e se succede, invece, al contrario l’imputato si trasforma all’istante in una vittima della malagiustizia? Mettiamo caso che il signor X becchi l’ergastolo nel primo processo e sia assolto nel secondo,o viceversa. E’ chiaro che qualcuno ha preso una cantonata terrificante. Come facciamo a stabilire quale collegio giudicante ha ragione e quale ha torto? Come si fa a ritenere che si passi da un estremo all’altro, dalla vita alla morte, quando di mezzo c’è la libertà personale di un individuo, la sua reputazione, tutta la sua esistenza? Per favore, andiamoci piano con e le indignazioni. Troppe cose i palermitani sanno per conoscenza diretta. Cose che non entreranno mai nelle aule di giustizia. Cose – stavolta sì – che indignano profondamente.

  • scritto da Roberto Puglisi

    Contributo importante di saggezza e analisi. Affettuosi saluti.

  • scritto da Nino S.

    CONCORDO CON MIGNOSI…MA DOVREMMO ANCHE RIFLETTERE CHE SU 40 PROCESSI FATTI A POLITICI SICILIANI DALLA PROCURA DI CASELLI…SOLTANTO 2 SI CONCLUDONO CON ESITO SFAVOREVOLE AGLI IMPUTATI ( GORGONE ED INZERILLO ).
    CREDO CHE ANCHE QUESTE CIFRE DOVREBBERO FAR RIFLETTERE,ANCHE (E NON E’ IL SUO CASO) IL PIU’ FERVIDO DEI GIUSTIZIALISTI.

  • scritto da bendicò

    Ma scherzate?
    17 anni di processi conclusi con una assoluzione e 23 mesi di detenzione sortiscono post come quello di Mignosi e Suo, Dott. Puglisi???
    Sono indignata!
    Perchè non provate a farvi voi un pò di ingiusta detenzione con il sangue che vi bolle nelle vene per la rabbia di essere infamati ed incarcerati per fatti che non avete commesso!!!
    Non sono particolarmente vicina a Mannino, ma conosco MOLTO BENE le storie processuali degli ultimi 20 anni a PAlermo!
    La politica di Caselli è, ad oggi, risultata fallimentare ed ha prodotto troppa sofferenza e detenzioni che poi si sono rivelate ingiuste.
    Trovo abberrante che Mignosi, che conosce bene le storie processuali Palermitane venga a dirci che 17 anni di processi in cui ci sono state persone (le parti, i loro avvocati) che hanno sudato sangue per dimostrare l’innocenza di Mannino vengono liquidati con un sibillino a volte “imputati dichiarati colpevoli sono innocenti e altri dichiarati innocenti sono colpevoli”.
    Ingiusto.
    Torno a dire, provate a farvi Voi un pò di “sana” ingiusta detenzione ed a subire anni di processi vivendo con l’unico scopo di provare la propria innocenza e poi ne riparliamo!

  • scritto da Pavido

    Che cosa strana, dei cronisti che dopo l’ennesima assoluzione, calvari vissuti (con la C minuscola) e reputazioni rovinate, si trovano d’accordo sul fatto che anche i magistrati possono sbagliare!

    Certo, dopo tanti articoli “sputtananti” fatti sui “vari” Mannino ora brucia dovere scrivere della sua assoluzione.

    E allora chi mi toglie dalla mente che questi impefetti magistrati di cui parlate, che a volte possono emettere sentenze con “verita giudiziarie” che purtroppo non aderiscono con “verità vere”, non abbiano anche usato il grimaldello della stampa per puri fini politici?

    Qualche MEA CULPA no?

  • scritto da il realista

    Il sig. Mignosi dovrebbe fare solo il narratore della cronaca giudiziaria e non commentare le sentenze perchè non gli appertine nessuna capacità giuridica la smetta di fare il magistrato negli articoli che potano la sua firma.

  • scritto da Maurizio78

    Beh se non ci si dice certi dell’innocenza di una persona nemmeno dopo un’assoluzione allora probabilmente c’è qualche pregiudizio… Crede forse un giornalista di conoscere carte e codici meglio del Magistrato che ha espresso il giudizio?

    Io mi limiterei ad osservare i fatti. Mannino è stato sbattuto in galera e poi è stato assolto. E questo basterebbe ad esprimere tutta la solidarietà possibile all’uomo e mischiarlo nello stesso articolo a Ciancimino e Lima significa invece solo continuare a buttargli fango addosso.

  • scritto da Roberto Puglisi

    Ma guardi che nel mio commento la parola “Mannino” è sempre accanto alla parola “innocente”. Trovo che il commento di Enzo Mignosi non sconfessi questo, ma che cerchi di dare profondita al senso “storico” delle cose, nel momento in cui la storia viene tirata in ballo. Almeno, io l’ho inteso così. Tanto è vero che quello che ho scritto parla della Dc di Lima e Ciancimino. E’ esistita o è – anche questa – un’invenzione della stampa? Saluti.

  • scritto da vicio

    Ottimo pezzo!

  • scritto da il realista

    Il sig. Mignosi dovrebbe fare solo il narratore della cronaca giudiziaria e non commentare le sentenze perchè non gli appertine nessuna capacità giuridica la smetta di fare il magistrato negli articoli che potano la sua firma.Infine le sentenze prima di essere lette portano la dicitura IN MOME DEL POPOLO ITALIANO forse lui non è un’italiano allora

  • scritto da Roberto Puglisi

    Guardi che non siamo stati noi a mischiare le carte. Altri hanno mischiato un processo con tutta la storia della Dc, Lima e Ciancimino compresi. La riflessione serve solo a chiarire che la posizione di un innocente non riscatta “tutta la storia”. Ed è talmente evidente che, a non leggerlo, si deve essere per forza molto miopi. Saluti.

  • scritto da bendicò

    Mi scusi Dott. Puglisi, Lei chiede se è esistita o è -anche questa- invenzione della stampa la DC di Lima e Ciancimino.
    Domanda retorica.
    Ma l’”anche questa” a cosa si riferisce?
    Cos’altro sarebbe invenzione della stampa con riferimento a quanto pubblicato precedentemente?
    Può dircelo Lei o Mignosi?

  • scritto da Roberto Puglisi

    Bè, per molto tempo la mafia è stata considerata un’invenzione della stampa. O no? Vorrei dirle ancora che- nonostante l’assoluzione – a leggere la sentenza di appello su Andreotti, ci sono dei particolari – a cominciare dalla prescrizione – che dovebbero fare riflettere, secondo me. Una sentenza che assolve ma lascia – a essere generosi – molte ombre viene spesso raccontata come l’origine di una totale riabilitazione storica. Ne vogliamo parlare? Ps. Enzo Mignosi è un collega che ammiro moltissimo, ma siamo due entità diverse. Saluti.

  • scritto da il realista

    ma la storia che lei narra parla solo di due uomini Lima e Ciancimino ai tempi la DC aveva non meno del 50% dei consensi sm3ettiamola di processarla ancora non si è capito quanto costa alle tasche degli italiani tutti questi processi filo comunisti che non hanno portato a nessuna verità , se Lei invece già conosce nuovi nomi noti li faccia pure ma mi creda non si commenta cos’ una sentenz adopo 17 anni e dico nuovamente 17 anni di calvario……….non aggiungo altro solo una cosa che i magistrati che lo hanno perseguito così per tanto tempo sono liberi e innoccenti…….

  • scritto da stranamore

    Scusate ma questo sig. Mignosi dove scrive. Diciassette anni sono passati, questi danni chi li paga? Viva la democrazia abusata.

  • scritto da Roberto Puglisi

    Solo due uomini con un certo potere… O mi dirà magari che sono stati irrilevanti? Dico a lei quello che ho detto ad altri: non l’abbiamo tirata noi in ballo la storia. Ma una volta che si tira in ballo – per correttezza – bisogna avere il coraggio di raccontarla fino in fondo. Fermo restando che Calogero Mannino è un innocente che ha affrontato “il calvario processuale con impeccabile equlibrio” (ho scritto questo nel mio pezzo). Se poi lei vuole pensare che io sia un filo comunista o un filo viet cong in abiti civili, si accomodi pure. Qui noi (tutti noi) siamo solo cronisti ed esercitiamo – che lei ci creda o no – una dimensione etica e pubblica di lavoro che ci porta anche alla critica, ovviamente fallibile, ma con la coscienza sgombra.

  • scritto da Roberto Puglisi

    Solo per la cronaca. Enzo Mignosi è un importante cronista del Giornale di Sicilia, che scrive pure sul Corriere della sera. Ha raccontato pagine fondamentali, scrivendo quando mafia e antimafia erano cose ruggenti, negli anni passati di Palermo.

  • scritto da bendicò

    @ Puglisi
    Nulla quaestio su quanto dice sulla sentenza Andreotti, ma la sentenza di assoluzione di Mannino, ovviamente quella della Corte di Appello, visto che la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura Generale rendendo la detta sentenza definitiva, non parla di prescrizioni e non lascia ombre.
    Quindi ribadisco il mio pensiero ed il mio dissenso su quanto scritto da Mignosi, che si riferiva alla sentenza di Mannino, che pure Lei aveva giudicato “Contributo importante di saggezza e analisi”.

  • scritto da il realista

    il mio riferimento non era alei ma come si dice “Excusatio non petita, accusatio manifesta”

  • scritto da Kit Carson

    vi posto un commento, credo autorevole, che ho trovato sul “buon Giulio”!

    La sentenza fa stato per ciò che segue le famose tre lettere P.Q.M., Per Questi Motivi, cioè per il dispositivo. Se dopo c’è scritto “condanna”, l’imputato è dichiarato colpevole; se dopo c’è scritto “assolve”, l’imputato è dichiarato innocente. La motivazione non è Vangelo in ogni sua parte: ha la funzione di permettere ai difensori di sapere contro quali accuse, contro quali prove, contro quali ragionamenti difendersi e vale solo per la sua efficacia. Nelle aule si raggiunge soltanto una “verità giudiziaria” e nessuno può escludere che in seguito la storia dimostri un’altra verità: si chiama errore giudiziario. Comunque, la stessa “verità giudiziaria” si limita al dispositivo e non si estende alla motivazione.
    Si è parlato di esame superficiale perché il giudice, sapendo che su certi fatti non potrà in nessun caso arrivare ad una condanna, non perderà certo il tempo di fare approfondite indagini. L’art.152 del Codice di Procedura Penale cpv stabilisce infatti: “Quando risulta una causa di estinzione del reato, ma già sussistono le prove le quali rendono evidente che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso…” il giudice assolve nel merito. Dunque, applicando la prescrizione non si dichiara la colpevolezza dell’imputato, si dichiara soltanto che LA SUA INNOCENZA NON È EVIDENTE. Nel caso di Andreotti, se l’estensore ne ha affermato la colpevolezza per gli anni coperti dalla prescrizione, è andato oltre i suoi poteri e la sua affermazione è giuridicamente inefficace. Il giudice non ha l’obbligo di motivare l’automatica applicazione della prescrizione (basta il decorso del tempo): deve solo motivare l’eventuale assoluzione nel merito. Questa infatti costituisce l’eccezione rispetto alla regola della prescrizione. Comunque non può permettersi di dichiarare un cittadino colpevole per fatti non sottoposti al suo giudizio.
    Qui si impone una nota. Qualcuno, con logica acuta, potrebbe obiettare che, per sapere se si possa applicare la prescrizione – graduata secondo la gravità delle accuse – bisogna conoscere i fatti, almeno in generale. Ma nel caso di Andreotti, dal momento che i reati per i quali si procedeva contro di lui erano gli stessi di quelli per i quali è stato assolto, l’indagine per gli anni coperti dalla prescrizione era un’assoluta perdita di tempo.

  • scritto da Roberto Puglisi

    Sì, sul tema generale che sentenze e storia non sono la stessa cosa, riguardo al complesso della Dc. Su Mannino mi pare di essere stato chiaro. Saluti

  • scritto da il realista

    EGRGIO SIG. PUGLISI ECCO IL VERO GIORNALISTA COSA SCRIVE DI UN’ASSOLUZIONE.
    PALERMO – Per capire il calvario giudiziario di Calogero Mannino, assolto ieri in Cassazione dall’accusa di concorso esterno alla mafia dopo 19 anni di indagini e processi, basta ascoltare il suo primo commento: «Hanno portato via un pezzo della mia vita». Ma forse per mettere a fuoco lo psicodramma politico-giudiziario bisognerebbe ripartire da quei manifesti giganti che, per le elezioni del 1991, tappezzarono tutta la Sicilia con una sorta di sfida lanciata dalla grassa e inquinata Democrazia Cristiana alla mafia dei Corleonesi, di Riina e Provenzano, già latitanti da trent’anni. Perché su quei proclami voluti dall’ex ministro poi finito in cella si leggeva per la prima volta a caratteri cubitali «Contro la mafia, costi quel che costi».
    Firmato Mannino, allora segretario regionale del partito, leader della sinistra interna, deciso a isolare «don» Vito Ciancimino, in buoni rapporti con Giovanni Falcone e, allora, appena salvato da Paolo Borsellino che aveva bloccato le insinuazioni di un pentito pilotato. Eppure, morti Falcone e Borsellino, due anni dopo le grandi stragi, nel febbraio ’94, a un anno dalla discussa cattura di Riina, fu notificato l’avviso di garanzia e nel febbraio ’95 maturò l’arresto di Mannino, triturato dal pool della Procura dove era arrivato un nuovo capo, Giancarlo Caselli, indifferente a quei manifesti che debbono essergli sembrati la prova del paradosso siciliano di chi dice una cosa per farne intendere un’altra.
    Fatto sta che quel tentativo di sganciare almeno un pezzo della vecchia Dc dalle trame mafiose abortì con la stessa fine del partito e con il terremoto giudiziario di Mannino, additato come l’interlocutore diretto dello Stato con l’antistato. Per dirla con quello che Caselli, i sostituti Vittorio Teresi e Teresa Principato, indicarono come il «Buscetta della politica», tal Gioachino Pennino, un amico di Ciancimino, per dieci anni considerato un pentito attendibile, poi mollato, adesso ritenuto da tanti magistrati un bluff. Smentito via via perfino da altri boss come Leoluca Bagarella che definì Mannino «un carabiniere» e Giovanni Brusca, il pentito che rivelò il progetto di uccidere l’ex ministro «perché aveva avversato pubblicamente Cosa Nostra». Sono cadute una dopo l’altra le accuse, un processo dopo l’altro. I giudici di primo grado si convinsero dell’insussistenza delle prove. Di qui la prima assoluzione, dopo sei anni di dibattimento, nove mesi a Rebibbia, due anni ai domiciliari e un carcinoma. Fu immediato il ricorso al secondo grado chiesto e ottenuto dalla Procura. Lasciando sul banco d’accusa lo stesso pm frattanto nominato sostituto procuratore generale, Teresi. Un nuovo processo concluso nel 2004 con una condanna a 5 anni e 4 mesi. Cominciò allora il ping pong fra Palermo e Roma. Con la difesa che ricorse in Cassazione dove il procuratore generale chiese l’assoluzione dell’imputato.
    La corte preferì ordinare un nuovo processo, ma esprimendo un giudizio severo per il lavoro compiuto in secondo grado. E i nuovi giudici d’appello a Palermo ne tennero conto. A fine 2008 la nuova assoluzione che demolì l’ipotesi di un presunto patto politico-elettorale con la mafia, ritenuto «evanescente, dunque insussistente». Poteva finire lì il «calvario», come lo chiama Mannino pensando alla moglie, Giusi Burgio, al figlio Toto, a tutti i familiari. E invece la procura generale ci provò di nuovo. «Prendendo una sberla dalla Cassazione», commentano euforici gli avvocati Salvo Riela e Grazia Volo. Perché la Suprema Corte ieri ha rigettato il ricorso ritenendolo «inammissibile». Molti sono convinti che quella Dc, anche la Dc di Mannino, deve avere avuto le sue colpe per i compromessi con la mafia. E continueranno le polemiche politiche, mentre esultano Casini, Buttiglione, Cesa, il suo «pupillo» Totò Cuffaro e non solo i leader dell’Udc, partito di cui Mannino è deputato a Montecitorio. Ma l’epilogo giudiziario evidenzia più di un paradosso. Perché Mannino era il nemico di Ciancimino. O meglio Ciancimino non lo tollerava, con lo stesso atteggiamento covato contro i big della sinistra Dc che lo avevano isolato sin dal 1983, al congresso di Agrigento. Ma paradossalmente da qualche tempo i pubblici accusatori di Palermo auspicavano una condanna definitiva di Mannino, mentre corre sulla strada accidentata di una ipotetica e complessa riabilitazione il rampollo di don Vito. È la partita aperta di una Palermo dove Mannino è il primo a non volere fare un uso strumentale del verdetto, pur convinto che «non c’è una giustizia da cambiare», ma «da cambiare sono le regole di funzionamento dell’accusa, questo è il vero problema».
    Felice Cavallaro

  • scritto da enzo mignosi

    Mi sembra di capire che le mie parole sono state fraintese. Consentitemi allora un breve chiarimento. Lungi da me l’idea di voler considerare un errore giudiziario l’assoluzione di Mannino. Le mie erano soltanto considerazioni generali, che valgono per tutti gli imputati. Non approvo il trionfalismo in caso di assoluzione, nè l’accanimento in caso di condanna. Perchè, insisto, la verità vera la conoscono soltanto i diretti interessati. Le vicende processuali sono comunque un percorso doloroso, che meritano il rispetto di tutti. Vedere un uomo alla gogna – anche il peggiore – mi suscita sempre sentimenti di pena e nessuno di noi ha il diritto di giudicare. Ognuno se la vedrà con la propria coscienza e con Dio, se ci crede. Tornando a Mannino, diciassette anni di processo hanno certamente lasciato ferite profonde e questo, dal punto di vista umano, non può lasciare indifferenti. Ma solo Mannino conosce la verità sui fatti per i quali è stato processato. Direi la stessa cosa anche se fosse stato condannato. Chiaro? Detto questo, se vogliamo parlare della Dc siciliana dobbiamo ricordare chi sono stati i suoi maggiorenti a partire dal dopoguerra agli anni ‘90. Dimenticare il ruolo di Lima, Ciancimino, Gioia e Andreotti (a proposito, leggetevi la sentenza di Cassazione – anche questa fatta da uomini che possono sbagliare-) significa fare un torto alla storia e ai siciliani perbene. E’ stata o no, la lunga stagione di governo democristiano, un terribile impasto di mafia e malaffare? Se vogliamo negare pure questo… Per inciso, non sono comunista, sono un cattolico convinto. Che ama la Verità, con V maiuscola.

  • scritto da Pino290

    @ per Mignosi.Visto che la giustizia vera non esiste ma esiste quella dubbia,tanto vale abolirla.FarWest?

  • scritto da Roberto Puglisi

    A questo punto – dopo avere precisato mille volte che una cosa è l’assoluzione di Mannino e un’altra la storia della Dc, dopo avere scritto che il problema storico non l’abbiamo sollevato noi – la devo per forza inserire, avendo rispetto della sua intelligenza, nella schiera di coloro che fingono di non capire. Saluti.

  • scritto da il realista

    ma mi perdoni stiamo parlando di una sentenza di assoluzione e lei continua scrivere che la verità la conoscono soltanto i diretti interessati, quindi ritiene sempre che una sentenza non sia veritiera ma come fà a sostenere questo io forse dico l solo la veirà da libero cittadino qui non si oparla di trionfalismo ma di rispetto dell’uomo in generale

  • scritto da bendicò

    Ormai una verità c’è.
    Se ne faccia una ragione chi continua a fare discorsi di lana caprina e a distinguere tra verità.
    Mannino era ed è innocente.
    Per fortuna c’è ancora un giudice a Berlino!

  • scritto da enzo mignosi

    Non ho mai detto che la giustizia vera non esista, ci mancherebbe. Ma da semnpre coltivo l’abitudine – credo buona – di dubitare, anche di me stesso. Una sentenza, quale che sia, è sempre una verità di uomini che in quanto tali possono sbagliare. Non insegnano nulla certi ribaltoni clamorosi da un grado all’altro della giurisdizione? Come si fa, allora, a prendere per oro colato un verdetto umano? Mannino, mi pare ovvio, non c’entra nulla in tutto questo. Sono considerazione che valgono per qualunque imputato. Per questo, insisto, mi sembrano discutibili la solidarietà e l’accanimento. E’ comprensibile sia lo sconforto di chi viene condannato, sia la gioia di chi viene assolto. Ma fermiamoci qua, per favore.

  • scritto da bendicò

    Anch’io mi fermo qua, rimanendo fermamente convinta di quanto fin qui ho affermato.

  • scritto da il realista

    ripeto se si crede nella giustizia non bisogna commentare ma rispettarla e a me sembra che lei è sempre più convinto che da una senteza di condanna di primo grado non si possa tornare indietro e invece si sbalgia

  • scritto da andersonefareweto

    Troppo spesso la gente attende l’esito di un processo prima di formarsi un’opinione su un personaggio politico. Quasi come a volersi “lavare le mani”, in anticipo, dalla responsabilità che comporta l’assumere una posizione netta, indipendente e ben definita su qualcuno o qualcosa, soprattutto quando c’è di mezzo la parola “mafia”.
    Tutti si trincerano dietro l’attesa di una sentenza di un tribunale, dimenticando o facendo finta di dimenticare, come sia impossibile confrontare la perfettibilità del giudizio degli uomini con la perfezione di quello di Nostro Signore.
    Le leggi dello Stato e le modalità di celebrazione dei processi non porteranno mai, quasi per definizione, all’accertamento della verità, ma al massimo ad un suo approssimativo simulacro.
    Le leggi dello stato, infatti, non sono descritte da enunciati matematici come quelle della fisica o delle discipline scientifiche in generale. Troppe sono le variabili da considerare e troppe le possibili interpretazioni che si possono dare delle norme contenute nei vari codice, perché sia possibile giungere a certezze incontrovertibili.
    In più, per il caso Mannino, come nella stragrande maggioranza dei processi per associazione mafiosa, il tentativo di accertamento dei fatti è condizionato e verte sulle testimonianze dei cosiddetti “pentiti”, i quali, spesso e volentieri, tirano in ballo nei processi nomi altisonanti, dal grande richiamo mediatico, soltanto per accreditare la propria posizione di collaboratori di giustizia presso chi deve decidere se accordare loro i benefici previsti dalla legge o la clemenza della corte in altri processi che li riguardano, come accadde nel caso Tortora con i camorristi Melluso e Pandico.
    Quando poi, però, i magistrati passano tutto al vaglio dei riscontri oggettivi, per acquisire i quali in questi casi sono spesso necessari lustri o decenni, le dichiarazioni rese da questi personaggi si rivelano, in molti casi, dubbie o addirittura del tutto inconsistenti e le autorità giudicanti si trovano davanti ad elementi che, in realtà, non sono in grado di far maturare loro convinzioni al di là di ogni ragionevole dubbio, come previsto dal codice di procedura penale. Così, da un lato i tempi della giustizia si allungano indefinitamente e dall’altro, in tantissimi casi, tutto alla fine si sgonfia, perde di significato, smascherando i collaboratori di giustizia per ciò che troppe volte sono, ovvero fonti inattendibili che hanno reso falsa testimonianza spinti dal proprio interesse personale.
    La gente dovrebbe imparare a maturare i propri giudizi in maniera indipendente da quello che raccontano i giornali o si presume di poter dimostrare nei processi. Soprattutto quando si tratta di personaggi di primo piano, valutandone l’operato, se possibile, o anche magari giudicandoli in base a ciò che di loro “si sa … ma non si dice”, se vogliamo, senza però trincerarsi vigliaccamente dietro gli atti di un processo in corso di svolgimento, per il quale, ricordo, ogni imputato è innocente sino a quando il procedimento a suo carico rimane in attesa di giungere ad una conclusione.
    Concordo con il dottor Mignosi quando afferma: ”……. Troppe cose i palermitani sanno per conoscenza diretta. Cose che non entreranno mai nelle aule di giustizia.”
    La gente, infatti, ha in realtà quasi sempre, se vuole, tantissimi elementi, spesso più che sufficienti, per maturare in modo indipendente una propria convinzione e magari, in concreto, decidere se dare o negare il voto a questo o a quell’altro politico. Solo che, in genere, le persone preferiscono glissare finché è possibile, riservandosi l’indignazione o la solidarietà con l’imputato, per quando finalmente qualcun altro si sarà preso la responsabilità di emettere un giudizio al loro posto.

  • scritto da giusicilia

    Voglio sentitamente ringraziare il realista e bendicò per avere con puntualità e chiarezza espresso un pensiero che condivido e,grazie a Dio,non sono la sola.
    Il signor Mignosi e co. come mai non si interrogano sul ruolo dei magistrati caselliani nel processo mannino?
    Come mai nessun autorevole giornalista mette in discussione la bontà di una linea processuale ritenuta errata da altri magistrati giudicanti?
    Perchè non ci si interroga sui motivi politici alla base di quest’ingiusto processo?
    Perchè continuate a trattare quei magistrati come eroi quando risultano chiari errori e sofferenza che il loro fazioso ed errato operato hanno arrecato?

  • scritto da enzo mignosi

    Non penso affatto che da una sentenza di condanna di primo grado non si possa tornare indietro. Ma si può tornare anche indietro da un’assoluzione. Questo appartiene alla fisiologia dei processi. Il punto è che in un caso e nell’altro non avremo mai certezza che la seconda sentenza sia quella giusta e la prima quella sbagliata. Perchè si tratta sempre del convincimento di esseri umani. Da qui i miei dubbi. Ma è davvero così complicato da comprendere?

  • scritto da giusicilia

    Ed inoltre,voglio mestamente ricordare che la dc di lima e ciancimino(assessore al comune di Palermo) era anche la dc di Mattarella,presidente della regione siciliana, che solo ieri ricordavate come eroe,era la dc del ministro della repubblica MANNINO.

  • scritto da bendicò

    @mignosi
    mi creda, non è affatto difficile comprendere ciò che Lei continua a ripetere.
    Pare risulti, invece, molto più difficile per lei farsi una ragione di questa sentenza di assoluzione.
    Si faccia forza, non neghi la realtà, se ne faccia una ragione.

  • scritto da il realista

    Egregio Sig. mignosi ma allora Lei a cosa crede a una giustizia fatta dagli organi di stampa da pentiti continuamente smentiti e poi Le ricordo la terzietà dei giudici, mi dispiace molto che proprio lei giornalista di grido debba continuamente a mettere in dubbio la verità dei fatti e credere in quella dei racconti spesso suggeriti, smentiti e senza riscontri probatori forse allora non dovremmo più leggere i suoi articoli dato che si ispira a un suo convincimento che no da spazio a smentite.
    Grazie a te giussicilia ma noi non siamo saliti nel carro dei vincitori abbiamo sempre sostenuto che la verità alla fine viene sempre a galla

  • scritto da enzo mignosi

    Rinuncio a qualsiasi altro commento. Auguri a tutti.

  • scritto da Siciliabedda

    e andiamo un pò fuori tema… o quasi.. ma perchè tutti i vecchi democristiani non mi parlano un pò di lima e di vincenzo inzerillo? e perchè non parlano un pò di cuffaro e cintola? e perchè non mi parlano anche di ciancimino???

    carta (ed intereccetazioni) canta!!!

  • scritto da Giuseppe Piazzese

    Via via leggendo l’articolo e poi i commenti mi venivano in mente delle cose da scrivere a Puglisi e a Mignosi, ma sono stati più veloci, e questo mi fa piacere, Kit Carson, che ha riportato un articolo che solo qualche giorno fa avevo avuto modo di leggere e che chiarisce la prescrizione su Andreotti, e giusicilia, che ha precisato che la storia della DC non è solo Lima e Ciancimino, ma anche Mattarella, Reina e i tanti che in maniera trasparente hanno portato avanti i valori dei cattolici in politica.
    Purtroppo è semplice alla mente umana ricordare le cose negative.
    Dice bene l’On.Maira questa sentenza riscrive la storia dell’On.Mannino e della DC, perchè fino ad oggi, quando, soprattutto la stampa ne ha ricordato gli uomini che la rappresentavano, ha fatto riferimento solo a Lima e Ciancimino, facendo leggere fra le righe che tutto il popolo della DC era unto di mafiosità…
    Oggi più che mai,è bene ricordare che il popolo della DC e in maniera più allargata, il popolo dei cattolici impegnati in politica è stato, è e sarà l’icona dello sdegno nei confronti della Mafia, in tutte le sue sfaccettature.
    Capisco che è una verità scomoda da riconoscere, ma è la VERITA’!!!

  • scritto da Roberto Puglisi

    Bene, lei sarà anche portatore di verità, come riconosce con modestia. Il popolo della Dc è stato anche fatto da galantuomini. Chi lo ha mai negato? Tutte cose che io ho scritto prima che lei le ricordasse. Ma la Dc non può accreditarsi come portatrice simbolica dello sdegno antimafia che dice lei. Proprio non può. Per un motivo storico: perché ha avuto la mafia in casa, come ha ricordato lei e come sanno pure i bambini. E per un motivo, diciamo così, morale: quella esclusiva appartiene agli uomini singoli che hanno dimostrato di meritarla. Troppo facile accreditarla così, a popoli e partiti, per motivi di mera convenienza politica.

  • scritto da Amleto

    Penso che la storia non si può ricredere su fatti che oggi la magistratura come consuetudine sovverte. Non mi meraviglio più della magistratura e fral’altro ho avuto modo di subirla nel campo del lavoro. I poteri forti hanno sempre la meglio. Non ricorrerò mai più alla giustizia italiana e all’arroganza di certi giudici….Difendere un partito come la DC è normale per un UDC . E’ come difendere la propria madre.Difendendo la madre, si difendono loro stessi. La DC è stata quel partito nel quale i poteri occulti hanno trovato interloscutori. Penso che oggi l’unico a parlare chiaro sia il figlio di Ciancimino. Dalla riabilitazione dela Dc si arriverà alla negazione di tangentopoli e così via dicendo… Mi basta solo vedere a capo di un Comune siciliano un sindaco condannato con sentenza passata in giudicato per reati contro la P.A., per capire come vanno le cose…. Pure la beffa!!! Voglio fare presente che fino a qualche anno fà conservavo la prima tessera della DC(quella di mio padre). Ma quelli erano altri tempi!!!Infatti, mio padre si allontanò dalla DC appena cominciarono a farsi strada a gomitate i personaggi “nuovi” con le loro nuove idee.

  • scritto da ignazio

    beh, forse sarebbe meglio dire che era la mafia ad avere in casa la DC, come oggi potrebbe averne altri di partiti in casa, antimafia compreso (il partito)!
    Quanto a Mannino, senz’altro deprecabile lo strumento della carcerazione preventiva ai suoi danni, specie alla luce della verità giudiziaria: un’ingiustizia enorme, questa, che va evidenziata e soppesata!

  • scritto da ignazio

    quanto all’onorevole Maira, pensi alla sua di storia: non si allarghi ad esternazioni tornacontiste!!

  • scritto da Michele P.

    L’On. Maira ha una storia limpida e senza ombre. Tutt’al più anche lui è da iscrivere nell’elenco delle vittime della (presunta)giustizia.
    Quindi occhio a non diffamare

  • scritto da de.riva

    Mi chiedo come mai, in questa lunga lista di commenti, nessuno si sia chiesto come abbia fatto la mafia a proliferare per tutti questi decenni devastando singole vite e un popolo e un territorio interi. Mi chiedo come mai nessuno ricordi che i filoni delle indagini aperte dalla Procura di Palermo sotto la gestione Caselli siano riconducibili al lavoro di magistrati morti per la Verità, come Falcone e Borsellino. E mi chiedo come mai nessuno sottolinei un concetto semplice: senza un potere politico quantomeno compiacente, la mafia sarebbe rimasta un fenomeno di microcriminalità e non sistemico.
    Questo concetto, solo un fazioso manipolatore della storia (e del buon senso) può considerarlo falso. E’, invece, una delle poche verità su cui far ruotare le analisi storiche. Analisi che, nel caso della Sicilia, non possono che condurre a un’affermazione: la mafia ha proliferato grazie alla compiacenza del potere. Potere che per decenni è stato nella mani SOPRATTUTTO della Dc.
    Anche sostenendo che i singoli politici non avevano colpe, vogliamo allora dire che sullo sviluppo della mafia la Dc non ha nessuna responsabilità, se non nella complicità, almeno nel mancato o fallace contrasto? Facciamo così: partendo dall’assunto che la Dc non ha avuto mafiosi o uomini legati alla mafia al suo interno, non si può non concludere che la Dc ha fallito in toto nell’amministrare la Sicilia. O diciamo che la Dc siciliana è stata mafiosa, dunque, o diciamo che la Dc siciliana è stata incapace e inadatta a governare l’Isola, lasciandola nel sottosviluppo e nella mani di Cosa nostra.
    Delle due, l’una. Ma per piacere, per rispetto non di me, ma delle centinaia di persone morte nella lotta a Cosa nostra (tra cui il dc Mattarella, per favore: NON DITEMI CHE LA MAFIA NON E’ MAI ESISTITA.

  • scritto da Antonio Di Liberto

    Una sola considerazione chiaramente la giustiza ha fatto il suo corso ed anche questa volta ha preso una cantoniera di petto.
    Ma quei magistrati che hanno rovinato la vita della gente in questi anni sono stati congedati e messi a riposo forzato con disonore ? può uno stato essere credibile se ancora utilizza questa gente che infanga il sistema giudiziario? perche qualcuno non indaga sulla loro inettitudine celebrale?

  • scritto da Amleto

    Signori miei, i politici per arrivare al loro scopo, sono spesse volte capaci di tutto. In campagna elettorale c’è gente che è pronta a fare un patto col diavolo. Ecco il vero nocciolo del problema. i mafiosi lo sanno e quindi approfittano della situazione. E’ sbagliato, oggi non credere più alla politica del sospetto. Le sentenze dei giudici, non è detto che corrispondano alle verità in gioco. Uomini sono i giudici!!! Non sono Dio!!! Uomini, a volte deboli……. come tutti gli altri uomini. Solo che nelle loro mani si decide tutto. Tutto, ma non la Storia!!!! L’ipocrisia vuole che si guardi la punta sporgente dell’iceberg e si “faccia finta” di non vedere o perlomeno, pensare che sotto la punta ci sia altro ,anche se sotto si nasconde la parte più voluminosa e pericolosa. Continuiamo a far finta di niente. Il nostro è il paese delle mezze verità. Falcone e Borsellino sono stati uccisi solo perchè erano antipatici!!!! Il resto ,è solo leggenda…. Vero? Viviamo purtroppo il periodo della restaurazione. ognuno torna al suo posto. Ecco il nuovo congresso di Vienna.

  • scritto da Giuseppe Piazzese

    @ Roberto Puglisi Io ho solamente precisato che il popolo della DC è sempre stato additato come mafioso, cosa che non è!!!E quanto pare anche lei la pensa in questa maniera.Solo che i giornali e i media quando parlano o ricorda la DC, i voti della DC, gli esponenti della DC, ne parlano come se la parola DC dovesse essere sostituita dalla parola MAFIA!!

    @ Amleto Mi dispiace leggere il suo disappunto nel riconoscere alla giustizia il ruolo che la Costituzione le attribuisce.Io ho grande fiducia nella giustizia italiana, poi per carità tutti possono sbagliare ma di qui a dire che “la storia non si può ricredere su fatti che oggi la magistratura come consuetudine sovverte” ce ne vuole…

    @ de.riva il ragionamento che fa è molto simile a quello di un qualunquista, secondo il suo filo logico, tra l’altro, siccome dopo la DC al potere si sono succedute diverse forze folitiche di destra e di sinistra, tutte sono state fallimentari nell’amministrare la Sicilia in toto.
    Io ritengo che sicuramente si sarebbe potuto fare di più, negli anni, ma sicuramente ci sono stati dei governi che comunque hanno fatto tanto!!Se poi non si vuole avere la bontà intellettuale di riconoscerlo, questo è un’altro discorso

  • scritto da Roberto Puglisi

    Non mi faccia dire cose che non ho detto. Io ho solo detto (e scritto) che l’assoluzione di Calogero Mannino non assolve la parte oscura della storia della Dc.

  • scritto da de.riva

    @ Giuseppe Piazzese. Credo che lei non abbia ben chiaro il concetto di qualunquismo, oppure non ha compreso il senso del mio commento. Anche perché, come ho sottolineato più volte, non si può condannare a priori un’intera classe politica. Ma se sotto un determinato partito, la mafia ha proliferato grazie agli introiti derivanti dal controllo di buona parte della spesa pubblica (si pensi agli appalti per infrastrutture e le concessioni edilizie), allora quel partito, a mio modesto avviso, ha fallito. Mi vuol forse dire che Ciancimino ha fatto del bene alla città devastandola col sacco? E mi vuol forse dire che con quel sacco non si sia arricchita la mafia? Ci sono sentenze su questi fatti che parlano chiaro, caro Piazzese. La Dc ha avuto tanti meriti, ma su un elemento fondamentale per lo sviluppo di un territorio, ovvero il contrasto alla criminalità organizzata, ha fallito pesantemente. E si legga i dati economici e sociali su quegli anni, così scoprirà altri aspetti fallimentari della gestione amministrativa della Dc in Sicilia.

  • scritto da Democratico Vero

    Puglisi: “l’assoluzione di Calogero Mannino non assolve la parte oscura della storia della Dc”.

    Ma perchè, era un processo alla DC?????

    E’ normale che una balena come la DC abbia avuto luci ed ombre, come tutti i partiti che più o meno hanno avuto il potere. Vogliamo attribuire ai mafiosi la qualità morale di avere un credo politico per caso??? O forse, come è vero, la mafia ha solo CERCATO di sfruttare chi è stato eletto dal popolo??? (domande banalmente retoriche).

    Se ce l’ha col partito che ha portato l’Italia dalla fame più nera ad essere la settima potenza mondiale allora lei istiga a dire berlusconate…. del tipo: lei è un comunista e rimpiange di non aver avuto le grinfie di Baffone sull’Italia ecc.

    Ma queste sono berlusconate, noi siamo persone serie, vero? Noi non facciamo dietrologia.

    Stato di Diritto.

    Assoluzione.

    Punto e basta.

  • scritto da Roberto Puglisi

    Non l’ho detto io che bisogna riscrivere la storia della Dc siciliana alla luce di questa sentenza. Saluti.

  • scritto da Sebastiano

    Il “Tempo” è galantuomo: lenisce i dolori e la sofferenza. Il tempo guarisce, anche la memoria.

  • scritto da saibo

    Il giudizio su questi ex notabili dc non può essere di tipo giudiziario perche sono sicuro non hanno mai commesso crimini, ma la loro contiguità col potere mafioso ha fatto le loro fortune elettorali, e le sventure economiche è di sviluppo di una intera isola.Non occorre essere prof di diritto sapere che si può come personaggio politico presenziare come testimoni al matrimonio della figlia di un mafioso,frodare la comunità europea.

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