Botta e risposta Marchionne-sindacati
E il ministro Scajola convoca un tavolo

giovedì 14 gennaio 2010
19:24
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La decisione di chiudere Termini Imerese “é irreversibile. Lo stabilimento non è in grado di competere”, ripete Sergio Marchionne da Detroit. E il sindacato risponde proclamando lo sciopero di quattro ore di tutti gli stabilimenti del gruppo per il 3 febbraio, mentre il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, convoca per il 29 gennaio il tavolo dell’Auto per discutere sul futuro della fabbrica siciliana. “Attualmente improbabile” è, secondo l’agenzia Moody’s, una promozione del rating assegnato alla Fiat con prospettive negative, che, anzi, potrebbe venir messo ulteriormente sotto pressione al ribasso, se peggiorasse il mercato in termini di volumi e prezzi, e se la società fosse incapace di adeguare la propria capacità produttiva in modo tempestivo. Le dichiarazioni di Marchionne sono di “un’arroganza intollerabile”, commenta il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, mentre il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, definisce offensivo e provocatorio l’ad Fiat. Per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, “quando un’azienda non si rifà alle regole di mercato e chiede soldi al pubblico, é interesse pubblico richiedere il salvataggio intero di un sito industriale. Non ci sono regole di mercato a metà”. Il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, sostiene che la Fiat nella fabbrica siciliana dovrebbe produrre componenti. “Resto convinto che Termini Imerese debba rimanere un polo industriale – afferma Scajola – e che possa continuare a operare nell’ambito dell’automotive. Stiamo lavorando con Fiat e con gli altri possibili soggetti interessati per garantire un futuro all’area”. Il ministro ha nominato una Task Force tecnica con il compito di analizzare la situazione dello stabilimento siciliano e di valutare le diverse proposte. E ha scritto al neo commissario europeo per l’Industria, Antonio Tajani, per sollecitare la convocazione di una riunione dei ministri dell’Industria europei sulla situazione del settore automobilistico. Lo sciopero del 3 febbraio, spiegano Fim, Fiom, Uilm e Fismic, è la prima iniziativa nei confronti della Fiat e del governo “allo scopo di rilanciare il settore automotive nel nostro Paese”. Ribadiscono che “non sono accettabili chiusure o ridimensionamenti di stabilimenti” e chiedono alla Fiat “di cambiare rotta nelle relazioni sindacali”, preannunciando altre iniziative di lotta. Sempre per il 3 febbraio ha proclamato lo sciopero del gruppo la segreteria nazionale dell’Ugl. Intanto a Pomigliano gli operai, ai quali la Fiat non ha rinnovato il contratto scaduto a dicembre, portano in processione la statua del patrono San Felice e il parroco prega perché “il Signore faccia rinsavire chi ha nelle mani la sorte dei lavoratori”.

 
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