Salvezza per “I Siciliani”
Ma Catania non c’è

giovedì 5 novembre 2009
13:05
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Il pericolo è stato scongiurato. La sottoscrizione avviata per coprire i debiti contratti dalla rivista “I Siciliani”, fondata dal Giuseppe Fava (ucciso dalla mafia nel 1984) è giunta al suo obiettivo: 90 mila euro. Con questi soldi sarà data soddisfazione alla richiesta del giudice fallimentare dopo che di recente era stata annunciata il possibile sequestro dei beni dei membri di allora del cda della pubblicazione. A rispondere all’appello lanciato soprattutto dal figlio di Giuseppe, l’ex europarlamentare Claudio Fava, è stato il paese intero ma Catania, il centro propulsore della rivista, non ha quasi contribuito.

“La morte di Pippo Fava è stata come un trauma – racconta uno dei giornalisti de “I Siciliani” – e il giornale è rimasto nelle mani di persone poco più che ventenni. E’ probabile che nella tragedia e nella foga del momento siano stati commessi errori. Non è un caso, infatti, che il giornale non sia sopravvissuto”. In particolare si ricorda come l’Ars avesse messo a disposizione del gruppo che gestiva la pubblicazione una somma importante, “utilizzata per comprare dei macchinari che non saranno mai utilizzati”. L’inesperienza e la tragedia avevano preso il passo, come in una famiglia, “con gente che si separa, altri che si vedono e non si vedono, sentimenti ‘esplosi’, scontri” anche se dalla redazione nascono dei veri talenti giornalistici. Nel 1987, quando l’esperienza de “I Siciliani” viene definitivamente chiusa, i debiti sono di circa 40 milioni di lire che poi si sono moltiplicati “proprio a causa dell’inesperienza”.

Quello che inorgoglisce il giornalista è che l’Italia ha risposto all’appello, “anche se Catania poco o niente”. E’ stato riconosciuto l’esempio di “un giornalismo pulito, una storia importante per il giornalismo siciliano”. Ora il rischio che si corre, a suo giudizio, è che la figura di Giuseppe Fava venga mitizzata, che vanga “sclerotizzata”. E quindi guarda al prossimo 5 gennaio, quando ricorreranno 16 anni dall’omicidio del giornalista che era anche altro: “una figura poliedrica, un poeta, un investigatore, uno sceneggiatore”. Una storia “punita a posteriori” ma anche una vicenda ancora da raccontare: quella di ciò che accaduto dopo la chiusura del giornale.

 
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