Sedici anni. A quell’età ci si innamora di tutto. Almeno, così diceva De André. Ma innamorarsi, a sedici anni, di una persona dello stesso sesso nel profondo Sud agrigentino non deve essere stata cosa semplice. Eppure ce l’avevano fatta. E avevano reso pubblico il proprio amore.Fino a ieri, quando un branco di bulli in motorino, all’uscita da scuola a Canicattì, li ha circondati. Per uno dei due adolescenti soltanto uno schiaffo. L’altro, invece, è stato investito da calci, pugni e insulti. “Non tornate a Canicattì – hanno intimato i teppisti – la prossima volta vi finisce peggio”.
Polemiche, intanto, perché il fatto non è ancora stato denunciato. “I ragazzi erano andati a denunciare alla polizia - dice Agostino De Caro, presidente di Arcigay Agrigento, che ha segnalato la storia – ma è stato detto loro che prima di sporgere denuncia era necessario presentare il referto medico. Così, intanto, sono tornati ad Agrigento. Nelle prossime ore saranno sottoposti a visita medica e torneranno alla polizia”.
“Una cosa, su tutte, mi preoccupa – prosegue De Caro – non so ancora se le famiglie delle vittime siano al corrente dell’aggressione. Uno dei due ragazzi ieri mi ha detto ‘ho paura che mia madre non mi mandi più a scuola’”.
L’aggressione è avvenuta attorno alle 14, fatto irrilevante ai fini della cronaca. Se non fosse per la casuale coincidenza per cui, contemporaneamente, il Parlamento bocciava la cosiddetta “legge Concia” contro l’omofobia. “Quel voto – dice Paolo Patanè, presidente di Arcigay Sicilia – è il mandante morale di tutte le violenze a cui purtroppo continueremo ad assistere. Non si tratta più di una mera responsabilità politica. Questi ragazzi, che nelle prossime ore denunceranno, dimostrano più coraggio della Repubblica che, al contrario, non denuncia la gravità di certi episodi.”
“Mi piacerebbe – conclude Patanè – che qualcuno tra i parlamentari che hanno votato contro la legge, avesse il coraggio di andare davanti a quel ragazzino di sedici anni e gli spiegasse il motivo del suo voto”.




Arcigay é in questo caso più che strumentale
Arcigay ha aiutato i ragazzi, fornendo assistenza e supporto legale (grazie all’avvocato di arcigay Palermo, referente siciliano della Rete lenfonrd). Agostino, il presidente, ha parlato con le famiglie, con la polizia, li ha accompagnati a scuola parlando con professori e preside, è stato con loro in ospedale e li ha sorretti materialmente e spiritualmente.
Secondo me uno dei problemi per la difesa dei diritti civili in Italia è proprio puntare il dito sulle associazioni che lavorano, anziché sugli aggressori e sul Parlamento che boccia una legge necessaria (sia pure non sufficiente) per un cavillo che non sta né il cielo néin terra.
Domenica alle 17.00 a Palermo in piazza Politeama: presidio contro l’affossamento della Legge Concia e contro la violenza omofobica