Non scarichiamo i talenti argentini

Ho rivisto le immagini dell’arrivo di Pastore a Palermo. Aeroporto di Punta Raisi: decine di fans impazziti di gioia, telecamere, flash dei fotografi. Applausi, cori e sciarpe. Sorrisi e felicità, sogni di gloria. Ho rivisto anche l’approdo palermitano di Bertolo. Stesse scene, coinvolgenti, emotivamente bellissime. Le credenziali dei due ragazzi argentini parlavano di due ottimi elementi, due “affaroni” di Zamparini. Che, con la modestia che lo ha sempre contraddistinto, dopo i primi giorni di ritiro comunicò la sua infallibile analisi. “Voi non capite nulla di calcio internazionale, io sì. E vi dico che Bertolo vi farà impazzire, altro che Pastore…”. E siccome Pastore era stato presentato come un fenomeno, ecco che fu facile, per molti, arrivare alla conclusione che due fantastici argentini erano pronti a trascinare il Palermo verso risultati sfavillanti.
Ma le parole non sempre creano la realtà. Da due partite gli argentini sono seduti in panchina. Ovviamente non siamo davanti ad un caso di turn over, sarebbe ridicolo affermarlo. La verità è che Pastore e Bertolo non funzionano e finora hanno garantito un contributo modesto.
Ciò non significa che siano brocchi. Devono ancora comprendere, probabilmente, il calcio italiano. Hanno ritmi diversi, concezioni tattiche e tecniche di stampo sudamericano, ovvero lontane (non solo geograficamente) dalle nostre. E’ decisamente sbagliato parlare di bidoni, come è stato altrettanto sbagliato alimentare attese eccessive, con parole che si riservano ai grandi campioni. Questo è un antico vizio che abita in viale del Fante…
Se i due argentini hanno bisogno di imparare, è giusto che si dia spazio ad altri elementi. Ma non vorrei che i due finissero nel dimenticatoio. Dalla panchina per loro sarà ancora più arduo imparare. Bisogna metterli nelle condizioni migliori per comprendere. E’ stato un errore presentarli come campioni; ma sembra fuori luogo esonerarli da qualsiasi compito. Gli amici (e i campioni, veri o presunti) andrebbero seguiti con attenzione e non scaricati alla prima difficoltà.

 
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