L’inganno della cadrega sembrava niente di più che una gag, una paradossale, tragicomica rappresentazione del razzismo più becero, ignorante, retrogrado. Il trio di comici che l’ha messo in scena, qualche anno fa, giocava su differenze e stereotipi, vezzi e debolezze di siciliani e “lumbard”.
Ora, di certo Bossi, Calderoli, Cota non fanno ridere come Aldo, Giovanni e Giacomo. Ma al richiamo della cadrega (la sedia, in lombardo, per intenderci) non hanno proprio resistito nemmeno loro. La proposta di far passare gli insegnati che aspirano a un posto “al Nord” attraverso una pre-selezione che attesti “la conoscenze della lingua, della tradizione e della storia delle regioni dove si intende insegnare”, non è andata giù, stavolta, nemmeno alla maggioranza di governo. La presidente della commissione Cultura alla Camera, Valentina Aprea (Pdl), ha deciso di bloccare la riforma e di girare la faccenda al Parlamento. Anche il titolare di Montecitorio, Gianfranco Fini, ha ricordato che la riforma non può prescindere dai “principi fondamentali della carta costituzionale”.
Insomma, oggi, leggendo i giornali, l’Italia sembra davvero unita col nastro adesivo. Pronta a spaccarsi, tirata su dalle necessità leghiste di chi preferisce slegare il Paese, e, giù, dalle nuove vecchissime rivendicazioni di un Meridione che all’improvviso si scopre povero, arretrato, derubato di risorse che, nel passato, sono state sperperate in maniera selvaggia. Costringendo, per il “bene” di pochi, tanta gente a scappare verso il “civile” Nord. Dove, in tanti, nel passato son dovuti passare attraverso l’inganno della cadrega. Senza che questo, però, fosse previsto da una legge dello Stato.
Uno Stato che, a quel punto, spinto da Micciché e Lombardo, potrebbe decidere, in nome di una “par condicio delle latitudini”, di approntare un disegno di legge “compensativo”. Preselezioni a base di “siculo” per tutti gli imprenditori che investono, commercianti che vendono, vip che cercano case, politici che prendono moglie in Sicilia. Sicilia che, si sa, è luogo di grande ospitalità. E agli aspiranti “nordisti” in rotta verso il Sud offre persino, dalle pagine di questo sito, uno strumento per cominciare a prepararsi all’esame di siciliano: il dizionario filosofico di Davide Camarrone.A disposizione di tutti, senza trucco e senza inganno. Basta mettersi comodi comodi su una cadrega.




caro dott sabella
lo spirito della legge e’ sanissimo
la proposta e’ di minima in effetti
io riesco a riconoscre il dialetto anche di rioni
ergo proporrei he i professori del borgo non insegnino alla kalsa
quelli di partanna mondello giammai a cefalu’
etc etc
proporrei dei test ai prof del nord che ambiscono a insegnare qui
una prof nordica che insegnava nella mia scuola non capiva che significava
“ammatula”. SE NE TORNI AL NORD
SPORCA CALABRESE
polentona
conosceva bene la sua materia e la insegnava ottimamente, pero’ al momento di tradurre “un potti studiare picchi’ menannu era uspitale” restava come un ebete
a cosa serve la geografia astronomica se non si puo’ comunicare il disaggio provocato cdal criovero di un anziano parente?
Torni al suo paese
nel nord, nella locride, come ci insegno’ l’ottima prof di geografia di milano
che invece capiva il dialetto siciliano avendo superato il test di dialetto.
E da allora la chiamammo insegnane “ammatula”