Ecco chi sono i nominati

venerdì 26 giugno 2009
21:11
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Ecco chi sono i tre assessori che vanno a completare la giunta regionale siciliana guidata da Raffaele Lombardo: Nino Beninati, 53 anni, ingegnere messinese, è deputato all’Ars da quattro legislature, eletto prima con Forza Italia e poi col Popolo della Libertà. Presiede la commissione Sanità dell’Ars. In passato è stato assessore regionale alla Cooperazione. In questi giorni il suo nome era stato stabilmente tra quelli dei “papabili” per un posto di assessore.
Nino Strano, 53 anni a luglio, catanese, proviene da Alleanza nazionale. Nella precedente legislatura era senatore del Pdl. In occasione della caduta del secondo governo Prodi stappò una bottiglia di spumante e mangiò della mortadella nell’Aula di Palazzo Madama. Già deputato regionale e nazionale, è stato anche assessore comunale a Catania e assessore regionale al Turismo dal ‘96 al ‘98. Candidato alle ultime Eruropee, non è stato eletto. Il suo inserimento in giunta sarebbe stato caldeggiato a Lombardo da Gianfranco Fini.
Mario Milone, palermitano, 62 anni, è l’attuale vicesindaco di Palermo. Nella giunta comunale del capoluogo ha anche le deleghe al centro storico e all’urbanistica. Avvocato civilista, docente di Diritto urbanistico presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Palermo, è la sorpresa dell’ultima ora ed entra in giunta come “tecnico” di area Pdl.

 
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Commenti

  • scritto da Totò

    Per l’UDC non resta che la battaglia nelle ammistarzioni locali. Iniziamo a prenderci le nostre soddisfazioni al Comune di Palermo. Forza tutta, contro coloro che non conoscono i valori della lealtà. Presidente Avanti sia autonomo come Lombardo. Ami i Siciliani come lui ed agisca subito per il bene della sicilia. A buon intenditor poche parole.

  • scritto da luigi

    Lombardo che delusione: non conosce la storia e le speranze che aveva suscitato purtroppo per la sicilia non avranno buon esito-
    Nel 2008 è riuscito a capitalizzare contingenze politiche diventando presidente della regione, eleggendo otto deputati (4 in Sicilia, 2 in Campania, 1 in calabria ed 1 in Puglia) e due senatori (in Sicilia).
    Insomma, con intuizione, abilità e un poco di fortuna, ha costituito una sorta di progetto politico delle “Due Sicilie” con capitale Palermo e non Napoli, che avrebbe dovuto contrastare la Lega. Lega che a Roma, per ottenere consenso al Sud sul federalismo fiscale, ha consentito che Lombardo avesse due sottosegretari e che il Governo desse, di tanto in tanto, un poco di ossigeno a Lombardo (fondi straordinari per il Comune di Catania, proroga per la realizzazione degli inceneritori e dulcis in fundo la previsione della Banca del Sud, peraltro mai realizzatasi).
    Poi è stato “posato”, al punto da subire lo sbarramento elettorale per le elezioni europee e, ancora peggio, il mancato rimborso. Si racconta che in una cena a Palazzo Grazioli, svoltasi nel mese di febbraio, presenti i parlamentari nazionali dell’Mpa, Lombardo, Berlusconi e le immancabili donnine, era stato promesso da Silvio che il rimborso scattasse superando il 2 per cento. E’ così fu. Il giorno dopo al Senato, su proposta di un senatore del pdl, fu mantenuto l’impegno. Poi alla Camera il meccanismo si inceppò. Qualcuno fece notare al Berlusca che si stava consentendo di crescere ad un soggetto che poteva diventare catalizzatore politico nel sud. Insomma un rischio.
    Sappiamo come è andata a finire: niente rimborsi sotto il 4 per cento.
    Ed allora l’idea di superare quella soglia, alleandosi con chi capitava pur di dimostrare, ribaltando la storia, che dalla Sicilia si poteva conquistare l’Italia. Insomma una assurdità. Al congresso dell’Mpa tolse la parola sud dal simbolo, inventandosi che il suo movimento (suo perchè è gestito in maniera patronale) è la somma nazionale di partiti regionali. Un’altra assurdità.
    Partiti o movimenti che rappresentano interessi locali, spesso confliggenti da regione a regione, che a Roma avrebbero dovuto fare fronte comune non si capisce contro chi. Insomma il grande errore di non ricordare che alla questione sud si è aggiunta la questione nord.
    Le elezione europee hanno chiarito tutti i dubbi. Lombardo è scomparso dal panorama nazionale ed è solo un caicco locale, che tenta di sopravvivere operando strappi politici, peraltro nei momenti sbagliati. E in tutto questo per la Sicilia si annunciano tempi tristissimi, con una strategia come sempre ascara, che vuole che tutte le decisioni siano prese a Roma.
    Invece di fare il Governatore dello “stato siciliano”, capace di guardare le nuove dinamiche del mondo, Lombardo ha scelto di essere prigioniero di uno schema che, 150 anni fa con i piemontesi, nel dopo guerra con i lombardi, vuole che la Sicilia e il sud restino sempre sudditi.
    Insomma un’altra occasione sprecata sulla strada dell’autonomismo con un leader malato di nanismo, che ha voluto volare come il tacchino. Un gran frullar d’ali e poi il tonfo.

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