L’uomo e la bambina a caccia tra i rifiuti

lunedì 1 giugno 2009
12:33
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Stamattina c’erano un uomo sciancato e una bambina dall’apparente età di otto anni, accanto a un cassonetto sommerso dai rifiuti in viale Strasburgo, sotto una pensilina rossa dell’Amat. Il cassonetto si intuiva a malapena, più che vedersi, soffocato dal nerume e dalle schifezze. La bambina reggeva un recipiente. L’uomo sciancato frugava nel contenitore, con perizia consumata da sommozzatore di fetenti abissi. Immergeva le mani nella morchia e le tirava fuori con tesori e reperti a lui cari, da riporre nella scatola custodita dalla piccola. Tubi, scatole, ferro, perfino uno scolapasta. Sembravano due naufraghi, l’uomo sciancato e la bambina, costretti a frugare tra le lamiere di un aereo spezzato, per sopravvivere nell’isola deserta. Lui si infervorava. Commentava la caccia con risate luminose e vocali aperte scappate dalla bocca. Lei lo guardava con un’ammirazione che confinava con l’amore. L’abbondanza della munnizza ha un retroscena di ricchezza per coloro che sono abituati a centellinare le prelibatezze del cassonetto. Per coloro che affrontano la fame in città, come occidentali catapultati dentro una giungla estranea. Come se ci fosse un coccodrillo  nascosto, acquattato da qualche parte, pronto a ghermire la preda, per quanto miserabile. Ci sono i cani, in effetti. Signoreggiano sui cumuli di spazzatura con mafiosa alterigia. Bisogna chiedere il permesso. Il pizzo bisogna elargire.
Ma quei due, l’uomo e la bambina, stavano lì, laggiù. Tranquilli, nel loro inferno privato. Alla fine, a bottino salvo, si sono fissati negli occhi con una tenerezza da bassifondi. Lui le ha fatto una carezza. Lei lo ha chiamato “papà”.

 
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