
Luigi Pirandello
Le indiscrezioni raccontano di un pranzo riservatissimo in quel di Agrigento dove, sabato, sarebbe stato sancito l’azzeramento della giunta. E soltanto la terra di Pirandello, in effetti, avrebbe potuto partorire un simile scenario. Già, ma quale? La mossa di Lombardo somiglia al bluff di un pokerista disperato che rischia, però, di portarsi a casa il piatto ricco. Vediamo perché.
L’azzeramento della giunta – decretato con comunicato stampa – lascia il cerino acceso nelle mani del Pdl. Per mandare a casa Lombardo, infatti, non basta una sfiducia dell’Aula, che risulterebbe soltanto politica, ma è necessario convincere 46-deputati-46 a rinunciare alle laute prebende di Palazzo dei Normanni. A meno di un anno dal voto e con la prospettiva di un seggio tutto da conquistare, l’impresa non è agevole. Ecco perché, sino a questo momento, il presidente Cascio ha preferito lo scontro verbale a quello istituzionale, tutto da giocare.
Ma non solo. La prudenza “azzurra” è legata anche alle mosse di altri pezzi da novanta del partito berlusconiano, primo fra tutti proprio il Cavaliere. Immerso com’è nelle faccende nazionali, tra rivelazioni piccanti ed Europee alle porte, come si comporterà il premier di fronte al nuovo caso-Sicilia? Tra i protagonisti della singolar tenzone c’è infatti anche il suo prediletto Gianfranco Miccichè, sponsor per niente occulto di Lombardo e ispiratore, dicono alcuni, della svolta odierna. Il secondo fantascenario, che fa il paio con quello dello scioglimento assembleare, ipotizza allora la fuoriuscita di Miccichè dall’ala berlusconiana con l’approdo autonomista nel Mpa e l’ingresso in pompa magna nella nuova giunta. Passo che comporterebbe, però, le dimissioni dalla carica di sottosegretario con la pesantissima delega al Cipe e alla gestione dei fondi comunitari destinati all’Isola. Una vetrina nazionale che l’uomo del 61-0 dovrebbe sacrificare. E anche questa non pare impresa né agevole, né conveniente.
C’è una terza via ed è quella della giunta di coesione sociale ipotizzata da Lombardo. Che dice di non volere ribaltoni, (salvo essere smentito dal fatto che sino a 20 minuti dalla conferenza stampa, cercava sponde per un governo di larghe intese con Pd e Udc) e lascia la porta aperta ad un governo con alte professionalità. Già, ma quali? Chi s’imbarcherebbe, in un momento così delicato, in una navigazione a vista rischiando di bruciarsi per sempre? Qualche assessore che sente già aria di trombatura commenta: “Vedrete che si metterà dentro gente fuori dal mercato, uomini di partito che non possono dire no”. Circolano i primi nomi: Giovanni Pistorio, già assessore alla Sanità e Carmelo Lo Monte, altro fedelissimo del Governatore. Resterebbe in giunta Massimo Russo, niente riconferma invece per Giovanni Ilarda che pagherebbe la sua vicinanza all’Udc.
Ma ce la farà Lombardo, come promesso, a far quadrare i conti in 48 ore? Difficile per non dire impossibile. Anche perché al Governatore, cui la legge permetterebbe in assoluto di mantenere tutte le deleghe per sé, potrebbe utilizzare questa crisi per cercare di conquistare alleanze e simpatie alternative e trasversali in funzione anche del voto del 6 giugno, con una soglia del 4% tutta da conquistare e il rimescolamento delle carte che potrebbe giovargli. Col Pdl ostaggio di se stesso, l’Udc in panchina e un’opposizione che a parole chiede le dimissioni e nelle segrete di Palazzo dei Normanni spera di ritrovare un posto al sole. In maniera paradossale, forse. Per questo Pirandello, al confronto, è un dilettante.











L’assemblea puo’ sfiduciare il presidente che si deve dimettere in quel caso.
Anzi decade proprio.
Ma guarda che guai! Certamnete non x loro, ma per i siciliani. Che classe politica….che classe! Comunque, niente di nuovo. I nostri politici riciclano se stessi, riproponendo vizi(molti) e virtù(scarse)dei padri dell’autonomia siciliana.
Sono sempre gli stessi da 63 anni : sono sempre franchi tiratori, subdoli demagoghi,che si sfantasiano a dire qualcosa di nuovo a cui nessuno, che abbia un briciolo di onestà intellettuale, riesce a prestare fede.
Non cambia nulla….forse erano migliori Alessi, Majorana della Nicchiara e…(perchè no?) Milazzo, vero alfieri dell’autonomismo e dell’indipendenza da Roma.
Chi munnu di pazzi!
sono per la terza via: lombardo sta facendo l’ultima sceneggiata preelettorale e sono convinto che il popolo sovrano, purtroppo aggiungo io, gli darà ragione. Viene interpretato dalla gente come colui che vuole salvare la sicilia a tutti i costi ed il suo progetto è impedito dalla classe politica dominante.
E’ triste, ma per me finisce così.
Lombardo ha fatto l’unica mossa che un uomo con dignità polita DOVEVA fare.
Chi dice il contrario è mosso da interessi personali o è troppo abituato ai quaquaraquà degli ultimi nostri tempi.
Col Pdl ostaggio di se stesso, l’Udc in panchina e un’opposizione che a parole chiede le dimissioni e nelle segrete di Palazzo dei Normanni spera di ritrovare un posto al sole.
Finalmente leggo un articolo del Direttore. Bravo a Foresta.
Francesco da Varese.
C’è qualcosa che viene meno nell’attuale fare politica, per i nostri rappresentanti contemporanei. Forse condizionati dal un modello acquisito della politica tutta comunicazione che trascura, in verità, la sostanza reale. Da siciliani che attendono da troppo tempo il disimpegno dalla povertà incancrenita e che ne costituisce il sigillo della diversità, manifestiamo – in sintomi frequenti e disparati – la voglia di guardare alla cantierizzazione del rilancio della politica nella sua essenza più vera. Manifestiamo, ancora, il desiderio di vivere una politica amministrata, governata, da una classe dirigente capace, che non cerchi personali benefit o compiacimenti di status auto-celebrativi, per occuparsi unicamente dell’interesse collettivo. E la litigiosità politica siciliana che sta caratterizzando l’attuale legislatura all’Assemblea Regionale Siciliana, con un governatore come Raffaele Lombardo che deve contrastare i subdoli attacchi di un “ascarismo post-contemporaneo” lontano da qualsivoglia verosimile riferimento storico, testimoniano quanto decadente sia l’oramai raggiunto livello in cui la classe politica siciliana si confronta. E ciò, che si parli di protagonisti con ruoli e cariche istituzionali regionali e nazionali degne di tutto rispetto; oppure che si parli di rappresentanti della politica nelle amministrazioni locali. Viene facile ipotizzare che chi, per esempio, presiede il parlamento più antico del nostro moderno Paese repubblicano, possa acquisirne la consapevolezza, per volare alto neutralizzando le sollecitazioni di chi, da abile ed ipocrita suggeritore, vorrebbe che desse seguito e corso ad istiganti ed istigate azioni bellicose che ostacolano il processo di modernizzazione della politica di governo regionale siciliano. Viene facile auspicare il ri-posizionamento dell’azione politica, nell’alleanza di centrodestra, con un coordinatore regionale del maggiorente PdL che non discrimini le proprie azioni a vantaggio di personali indirizzi e scelte ma, piuttosto, si rinsavisca allontanandosi dall’adozione di un percorso politico caratterizzato da spirito faidistico, violento e vendicativo che ha come unico obiettivo l’annientamento degli amici di partito e coalizione storicamente più qualificati, bravi e pluridecorati. Abbiamo bisogno di un rilancio dell’attuale livello della politica. Abbiamo bisogno che la politica contemporanea metta in campo rappresentanti degni di lavorare per il bene della gente. Abbiamo bisogno che la Sicilia si attrezzi con uomini che sappiano espletare i propri mandati ed incarichi istituzionali, senza badare solo alle vittorie personali contro i vecchi ed ex amici ai quali dovrebbero solo manifestare riconoscenza. Magari partendo solo dai migliori. Magari
ri-partendo dai politici veri. Dai veri siciliani che amano la Sicilia.