Messana: altro che Pd, questa è una squadra

mercoledì 6 maggio 2009
15:50
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Nella lista dei rifugiati, dove hanno trovato posto le storie politiche più variegate sotto l’egida del Tonino-pensiero, l’elemento di novità che più ha fatto parlare di sé si chiama Salvatore Messana. Il sindaco di Caltanissetta, comune che da dodici anni, ci tiene a sottolineare, è governato al centrosinistra in una regione destrorsa come nessun’altra, ha rotto nei giorni scorsi col Pd, al quale era approdato via Margherita, per passare sotto le insegne dell’Italia dei Valori. Il movimento dipietrista,come avvenne per un altro sindaco illustre, Leoluca Orlando, si conferma un refugium per fuoriusciti dall’area democratica (e margheritina in particolare).

Messana al suo ex partito non le manda certo a dire: “Qui per la prima volta, dopo dieci anni di impegno politico, mi sento di far parte di una squadra”, spiega il primo cittadino nisseno. E rimarca quel “per la prima volta”. Eppure Messana nel nascente Pd siculo aveva giocato un ruolo di primo piano, candidandosi, collegato a Enrico Letta, alle primarie contro l’uomo dell’establishment, Francantonio Genove: “Avevo tutti contro – racconta -, le segreterie, i deputati regionali, i sindacati, la Confesercenti, tutti insieme contro Salvatore Messana e un pugno di persone che girava la Sicilia in macchina: abbiamo preso il quindici per cento, un grande risultato. Da quello si doveva partire, per confrontarci, per creare un pluralismo nel Pd”. E invece? “Invece niente. Ho incontrato enormi difficoltà ad essere ascoltato nel Pd”. Altro che ricambio generazionale o attenzione al territorio, lamenta Messana, che così, spiazzando un po’ tutti, ha fatto i bagagli per migrare dalle parti di Tonino Di Pietro: “Qui si vuole costruire un partito liquido, leggero, vicino alla gente”. Quello che doveva essere il Pd, in qualche modo? “Sì, prima che gli entusiasmi delle primarie di ottobre si spegnessero. Ma si ricorda che liste ci hanno propinato alle Politiche? Piene di gente non siciliana imposta da Roma”.

 
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