Giovanni ha diciott’anni appena compiuti, la faccia da attore e un bell’accento napoletano. È nato una seconda volta, Giovanni. Dopo anni difficili, dopo essere entrato e uscito da un istituto di pena per minori, oggi per lui comincia una seconda vita. “Prima era un inferno. Adesso la mattina vado a lavorare e sono felice”. Giovanni è uno degli undici giovani provenienti dal circuito penale assunti formalmente questa mattina presso la Fincantieri di Palermo, in forza di un protocollo d’intesa tra l’azienda e il ministero della Giustizia. “Braccia sottratte alla mafia e alla criminalità”, ha commentato il Guardasigilli Angelino Alfano, intervenendo questa mattina alla breve cerimonia presso i cantieri navali palermitani.
I ragazzi, tutti tra i 17 e i 21 anni, tra loro anche alcuni extracomunitari, sono stati assunti per 18 mesi come saldo-carpentieri, dopo avere seguito un intenso corso di formazione presso il Ciapi di Palermo. Un progetto che ha visto la regia del Centro di giustizia minorile di Palermo e la collaborazione di Arci ragazzi, con una sinergia che ha portato ottimi risultati. I giovani lavoreranno presso gli stabilimenti produttivi Fincantieri dislocati in tutto il territorio nazionale. Giovanni, ad esempio, andrà a fare il saldatore a Castellammare, vicino casa. “Oggi abbiamo la prova che la funzione rieducativa della pena è un obiettivo concreto – ha detto Alfano ai giornalisti -. I ragazzi che sbagliano prima pagano, ma poi possono essere reinseriti in società”. Presente alla cerimonia anche l’ad di Fincantieri Giuseppe Bono che si è detto pronto a dare una chance a questi ragazzi dopo i 18 mesi di contratto.











Sono perplesso: mentre ci sono giovani siciliani irreprensibili (non oriundi dal carcere) che cercano lavoro, si dà lavoro ad extracomunitari provenienti dal carcere. A tutti io darei lavoro, ma se il lavoro scarseggia, lo darei prima agli italiani. Il messaggio che passa è il seguente: diamo il lavoro a chi è stato in carcere, se poi ce n’è ancora lo diamo agli onesti. Mah!
Pubblichiamo per il senso di protesta che si avverte ma restiamo convinti delle pari opportunità di accesso al lavoro da parte di tutti