Fatture gonfiate e aziende fantasma:
Gdf scopre truffa all’Ue da 9 milioni

La Guardia di finanza ha effettuato una serie di sequestri per un valore complessivo di oltre sei milioni di euro nell’ambito di una indagine su una maxi truffa ai danni dell’Ue, dello Stato e della Regione Siciliana. Sono diciannove le persone e sei le societa’ coinvolte nelle province di Agrigento, Palermo e Caltanissetta. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale di Agrigento. L’accusa nei confronti degli indagati e’ di associazione per delinquere finalizzata ad una truffa del valore stimato in circa nove milioni di euro.

Le indagini delle Fiamme gialle hanno consentito di far emergere una ramificata organizzazione che e’ riuscita a convogliare a proprio vantaggio milioni di euro di contribuzioni pubbliche a danno del bilancio nazionale e comunitario, beneficiando degli aiuti previsti per effetto della legge 488/92 e del Patto territoriale Magazzolo-Platani. Ad incastrare gli indagati sarebbero le intercettazioni telefoniche. Protagoniste una serie di aziende operanti nel settore del turismo rurale, della produzione di latte e formaggi, di porte ed infissi in legno e nel commercio, riconducibili a gruppi familiari di Casteltermini, Cammarata e San Giovanni Gemini, in collaborazione con soggetti legati ad altre imprese o a studi professionali.

Le indagini e gli accertamenti finanziari, protrattisi per alcuni anni, hanno riguardato dieci progetti d’investimento per quasi 15 milioni di euro, che hanno coinvolto piu’ di 40 tra societa’, imprese individuali e persone fisiche, con sede nei territori di Agrigento, Palermo e Caltanissetta.
La Guardia di finanza ha esaminato migliaia di operazioni bancarie. Le imprese indagate avrebbero emesso e utilizzato fatture per operazioni inesistenti successivamente rendicontate quali spese ammesse al finanziamento pubblico per un totale di oltre 9 milioni di euro.

Gli indagati avrebbero inoltre effettuato falsi versamenti di capitale in societa’, necessari per la percezione delle tranche di contributi. In pratica i soci apportavano denaro nelle casse della societa’ destinataria di aiuti; quest’ultima pagava le societa’ fornitrici (controllate dalla stessa organizzazione) che, dopo sofisticati e lunghi passaggi di denaro, consentivano il “ritorno” dei capitali nelle mani dei soci per i successivi ulteriori apporti eseguiti sempre con la stessa procedura. Gli investigatori si sono imbattuti in societa’ fantasma o imprese che fatturavano ingenti spese ammissibili a finanziamento e poi distruggevano la contabilita’ o dichiaravano di aver subito strani furti di registri contabili.

La gestione degli immobili, beni e conti bancari, sequestrati e’ stata affidata ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Agrigento. Intanto la Procura regionale della Corte dei Conti e’ stata informata dell’indagine per il recupero del danno erariale, a tutela degli interessi finanziari dello Stato e dell’Unione europea.

 
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