La sciagura dell’Atr 72,
una pioggia di condanne

La sciagura dell’Atr 72, una pioggia di condanne
lunedì 23 marzo 2009
14:52
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I legali della Tuninter hanno fatto sapere che ricorreranno, ma intanto la sentenza è arrivata ed è una discreta mazzata. Il gup di Palermo Vittorio Anania ha condannato, complessivamente, a 62 anni di carcere sette delle nove persone accusate dell’incidente aereo avvenuto il 6 agosto del 2005 ad un Atr 72 della compagnia tunisina “Tuninter”, caduto al largo delle coste palermitane.
Il disastro fece 16 vittime, mentre 23 furono i superstiti. Gli imputati – i due piloti del velivolo e sette tra tecnici e dirigenti della compagnia – erano accusati a vario titolo, di disastro colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose gravissime. Gli assolti sono due tecnici del reparto manutenzioni. L’aereo, partito da Bari, era diretto a Djerba, in Tunisia.

Le condanne

Queste le condanne, in dettaglio, inflitte dal  gup di Palermo: 10 anni per il comandante dell’aereo Chafik  Gharby e il copilota Alì Kebaier. Nove anni la pena inflitta al direttore generale della “Tuninter” Moncef Zouari e al direttore tecnico Zoueir Chetouane.
Otto anni la pena decisa per il responsabile del reparto manutenzione Zouehir Siala e al meccanico Chaed Nebil. Otto anni la pena inflitta al responsabile della squadra manutenzione Rhouma Bel Haj. Assolti i i capisquadra Fouad Rouissi e Lofti Ben Jemia. Gli imputati non erano presenti. Al processo si era costituito parte civile Vito Albergo, zio di Barbara Baldacci, una delle vittime. Albergo era l’ unico familiare a non avere accettato il risarcimento offerto dalla compagnia. Il processo si è svolto con il rito abbreviato.

La difesa

“Ricorreremo in appello – dicono i legali della Tuninter -. Sono processi difficili. Noi il nostro lavoro lo abbiamo fatto. Ma in questi casi si subisce anche il clima”.

I parenti delle vittime

I familiari delle vittime hanno accolto con sollievo la notizia.
“Siamo abbastanza soddisfatti, anche se mia figlia non me la ridarà nessuno”, questo il commento a caldo di Angela  Trentadue.

 
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