Stasera in tv “Doppio gioco”
sui rapporti mafia-imprenditoria politica

I boss più vicini a Bernardo Provenzano, quelli veri, sono gli attori protagonisti di una docu-fiction sui rapporti fra mafia, politica e imprenditoria, in onda stasera su Raitre alle 21. “Doppio gioco” è il titolo della coproduzione di Rai Ficition e Magnolia, nata da un’idea di Claudio Canepari (già autore di “Scacco al re” sulla cattura di Provenzano) e del giornalista Salvo Palazzolo, che firmano la sceneggiatura con il commissario di polizia e scrittore Piergiorgio Di Cara. La regia è di Riccardo Mosca e Andrea Vicario.

La produzione utilizza documenti originali, filmati e intercettazioni, che conducono lo spettatore fino alla clinica dell’insospettabile Michele Aiello, il re Mida della sanità privata siciliana. Il film racconta la difficile indagine condotta dalla procura antimafia di Palermo e dai carabinieri a Bagheria, la roccaforte per decenni del capo di Cosa nostra poi arrestato l’11 aprile 2006. Dalla voce dei mafiosi a quella di Aiello: ancora in presa diretta, le parole, sempre molto misurate, di un insospettabile, che poco a poco le indagini scopriranno essere al centro di una trama di infedeli all’interno delle istituzioni. Nelle rete riservata dei telefonini di Michele Aiello c’erano professori universitari, medici affermati, prestigiosi manager e uomini delle istituzioni, tutti inseriti nei gangli vitali della società. Ecco le voci di quella rete, che si muoveva attorno ad Aiello, per cercare di carpire notizie dalle indagini antimafia. Le voci intercettate risuonano nei luoghi dove i protagonisti si muovevano: la troupe di “Doppio gioco” è entrata dentro la clinica Villa Santa Teresa e al palazzo di giustizia di Palermo, lì dove le talpe dell’antimafia agivano. I documenti e le ricostruzioni sono commentate dagli investigatori dell’Arma che hanno condotto quell’indagine poi giunta a un processo: la requisitoria dei pm Michele Prestipino, Maurizio De Lucia e del procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone spiega che questa “non è stata semplicemente un’inchiesta sulle talpe nell’antimafia, ma sulla zona grigia delle complicità di Cosa nostra”.

A.C.

 
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